Esercizio di fantasia.

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(Artwork Giorgio Verona)

 

Due persone nella stessa stanza che si masturbano ognuno per conto proprio, e si guardano.
Questo è lo spunto che vi ho dato, insieme a due parole da inserire nella descrizione: freddo e Natale.
Per voi il regalo da parte di Clitoridea & Friends!

Buona lettura.

 

Anonima:

La guardo pizzicare il clitoride, con la pelle d’oca, che non capisco se sia per il freddo o per l’eccitazione. L’osservo mentre sta lì e basta a se stessa, vampate di rosso le passano sul viso a intermittenza di luci di Natale. Chissà a cosa pensa, cosa vede, se sono io a farle questo effetto. Gli occhi fissi su di me, guardano il cielo a tempi scanditi, e quando lo fanno fa scivolare due dita dentro il suo segreto. È bella, bella mentre viene da sola, bella nel suo maglioncino rosso, bella nel suo star bene con se stessa. Impazzirò.

Camilla Siotto:

Entro nella stanza, ti trovo lì, nuda, illuminata dalla luce flebile della luna che rende la tua pelle ancora più chiara. Mi avvicino per baciarti, subito assalita dalla voglia di possederti; mi fermi. Questo è il tuo strano regalo di Natale. Oggi io posso solo guardarti, ammirarti mentre con quelle mani che solitamente fanno fremere il mio corpo, dai piacere al tuo. Ti tocchi i seni lentamente, rigiri le dita sui capezzoli che, per il freddo e per l’emozione del momento, iniziano ad irrigidirsi Mi sciolgo e lentamente inizio a spogliarmi anche io, tenendo il mio sguardo dritto sul tuo, fiero e prepotente, nonostante la voglia di cedere. Cerco di continuare a guardarti mentre le nostre mani ci sfiorano, scaldando l’aria della stanza con i nostri respiri affannati. Ogni tanto un tuo gemito mi dona delle scariche che viaggiano su tutto il corpo. Il rumore del tuo sesso bagnato, e del mio, mentre le dita entrano ed escono dal nostro corpo. Voglio vederti venire, per me.

EiniAr:

Scoperti dalla timidezza eravamo assopiti dalla naturalezza di quell’attimo, eterno attimo fatto di sguardi compiaciuti dai dolci fremiti, corazzati di freddo ma scaldàti dal suono dei i nostri gemiti dati dai gesti inconsulti quasi in sincrono, ci fu subito sintonia nell’esplicito atto improvvisato e messo in scena, fu prestissimo intesa. I cuori battevano all’unisono, abusando di noi stessi e posti poco distanti in questa stanza, accaldati dai nostri fiati ormai avvolti perché ciò che non potevamo tastare l’uno dell’altra lo tastava il nostro sguardo che scrutava ed osservava ogni singolo momento di quell’ormai dato ripetuto gesto che man mano sempre più eccedeva intrepido. Il tempo correva pian piano, quell’inevitabile voglia di sudare sempre più, sempre più affiatati, sempre più ansimando, delirando, accaniti ormai quasi alla vetta, quasi sfiniti, dolori muscolari e ancora voglia di non smettere, “ci siamo quasi” “più rapidi” “più svelti”. Fu così che inspirando e trattenendo l’aria in sé scoppiammo dentro ed espirando uscì tutto il frutto del nostro piacere… Uscì il Natale che era in noi!

Scatti distanti:

Finalmente dopo molti anni, la cena di Natale ravvivava la loro vita. Elena e Davide , di nuovo alla stessa tavola ma con compagni diversi, la loro passione giovanile interrotta per futili motivi sembrava ormai essere morta in un letto freddo. Il destino volle che i due capitassero uno di fronte l’altro, basto poco: gli occhi celesti di Elena penetrarono di nuovo il cuore di Davide, le mani di Lei scesero sotto la gonna trovando un riparo già caldo ed umido; le mani di lui sul grande membro ricco di venature. Ricordarono le notti di passione e le promesse di amore eterno, vennero all’unisono…con il loro volti tesi e tirati tra il rumore della tavolata e i tintinnii dei calici che si incrociavano…Aprirono gli occhi, la notte era ancora profonda e al loro fianco i rispettivi compagni….un sogno che dimostrava ancora che amore e passione sono fili indistruttibili.

Miriana:

Ci siamo, finalmente è Natale e ti ho proprio qui davanti. Sai bene quante volte nel freddo della mia stanza mi sfioravo per sentirti. Mi sfioro, mi guardi, vedo il tuo piacere crescere. Ti sfiori, mi guardi, mi senti. E poi.. il boato. Mi piace l’orgasmo nel tuo viso.

Claudia Ska:

Il giovane si prese il pene in mano e iniziò a farla andare su e giù guardandolo. Allora lui fece lo stesso. Avevano entrambi i cazzi duri stretti nelle mani, lui aveva freddo però sudava, eccitato. Il suo ritmo era più sostenuto di quello dell’altro che invece si masturbava lentamente, una mano appoggiata allo stipite della porta-finestra. Sembrava rilassato, a proprio agio, reclinò la testa in avanti e fece colare un rivolo di saliva sulla cappella. Questo gesto lo eccitò terribilmente. e sentì il desiderio di toccarsi più forte, più velocemente, con foga. Non si faceva una sega da giorni ma una frenesia e un’eccitazione inaspettate lo pervasero. Il dirimpettaio se lo menava con flemma. La bocca socchiusa gli occhi fissi su di lui. Questo era sicuramente ciò che lo eccitava maggiormente: lo sguardo intenso che si posava sul suo corpo, che lo baciava e leccava. Il respiro si fece più affannoso, le palle erano tese e gonfie, pronte a esplodere di gioia e godimento. Il tizio chiuse gli occhi un secondo, aumentò il ritmo. Li riaprì e in essi c’era fuoco, fiamma, vampa. Si sentì bruciare da quello sguardo e non poté trattenersi: accelerò il movimento della mano, avvolse il cazzo con tutte le dita e concentrò la spinta sulla parte finale del pisello, passando il pollice sulla cappella umida e lucida. Non staccava gli occhi dal giovane che – come lui – aveva aumentato la velocità. Lo menò con furia e prepotenza, un gemito rauco, profondo: venne. L’altro lo guardava e sorrise ma ben presto quel sorriso si trasformò in una smorfia che sembrava di dolore, invece era il piacere più grande. Gli vide aprire la bocca, come a voler prendere una boccata d’aria dopo l’apnea o divorare il mondo e poi una macchia sul vetro, come un’esplosione di colla vinilica annacquata. Lo sperma iniziò a colare e quello scoppiò in una risata.

Egobarba:

Era strano. Era freddo. Eri nuda. Eri calda. Gemiti e dita che scivolano via. Ti guardavo. Ti contemplavo. Eri un regalo. Era Natale.

i_lesio:

Le loro scrivanie erano a pochi metri di distanza, l’una di fronte all’altra. Lei lo fissava continuamente, lui ricambiava lo sguardo. Quella fissità klimtiana, sensuale ed austera, lo faceva avvampare. Le labbra rosse erano schiuse su una matita che faceva girare lenta tra il pollice e l’indice laccati di nero. Lo provocava e lui stava al gioco. Aprì le gambe sotto la scrivania, non aveva slip, e la matita già umida si impregnó dei sui umori caldi, scivolando lenta tra le pieghe della carne pulsante, ed accordandosi con le dita impudiche che mettevano in mostra la nudità svelata al freddo. Lui assisteva rapito, lei intensificava il tocco, aveva la mano bagnata ed il respiro corto. L’orgasmo arrivò veloce ed intenso, anche a lui che era stato rapito da quello spettacolo, e fu il più bel regalo che ricevette quel Natale.

Manu:

Non mi toccare” gli dissi e fai tutto quello che faccio io .. eravamo in penombra, con solo le luci dell’albero di Natale che ci illuminavano ad intermittenza. Mi inumidì il dito freddo, con la saliva ed iniziai a masturbarmi, mi guardava, sguardo fisso, occhi negli occhi. Gemiti e ritmi perfettamente coordinati. Sentivo il suo odore, il cuore mi batteva a mille e avevo il fuoco dentro. Iniziammo ad ansimare più velocemente ed il ritmo si fece più veloce, e ancora, e ancora fino a rovesciare gli occhi, in un gemito strozzato finì tutto con brevi spasmi del corpo. Nel profondo mi sentivo invasa da una eccitazione appagante, continuavo a guardarlo, e lui guardava me. Mi leccai le dita, e lui ancora eccitato mi chiese di ricominciare.

Anonima:

L’aufguss di Natale è appena terminato e nella sauna finlandese è rimasto solo lui, dall’altra parte del braciere che ancora emana volute di vapore intrise di olio essenziale di cannella. Il sudore gli gocciola dai pettorali lucidi, scende sul ventre scolpito, supera rapido il pube depilato e rivola sul pene, che prende vita. Il mio umore cola per le cosce diluito nel sudore. Un brivido freddo inonda gli sguardi complici. Il vapore cela le nostre mani avide prima che qualcuno entri nella sauna.

Anonima:

Come tutti gli anni, a Natale la stessa ricorrenza: Claudio la guardava stesa sul letto di quella stanza d’hotel strofinarsi, completamente nuda. L’unica luce accesa era puntata su di lei, che lo guardava nell’ombra fissarle i capezzoli intirizziti dal freddo.

Francis Sperelli:

Il freddo pungente ci lambisce le ossa. Le luci al neon fuori dalla finestra sono l’unica cosa che riesce a scaldarti. Lo so perché sento la tua pelle rabbrividire, il tuo sangue pompare più velocemente e il respiro diventare condensa appena fuori dalle tue labbra rosse. Sono cieco. Ciò però non mi ha impedito di vederti attraverso gli altri sensi. Mi chiedi di giocare.
Dischiudi le gambe, sfacciata, mentre la tua mano bianca e sottile si infila sotto la seta che nasconde il tuo secondo cuore. Il tuo gemito è la scintilla che scocca dentro il mio timpano e arriva a esplodere dentro i pantaloni. Vorrei fare mio il tuo piacere, ma mi blocchi all’istante. Mi ordini di masturbarmi, hai sempre desiderato sapere come fa un cieco a godere. Hai rovesciato i ruoli, non sei più la donna fragile come cristallo dalla chioma rossa e io non sono il tuo custode. La paura mi bacia la bocca dello stomaco. Sono sempre stato pronto a tutto, tranne di poter eccitare qualcuno con la mia deficienza. Sento la tua frenesia fermarsi, il tuo respiro affannato rallentare. La tua mano è ancora tra le tue cosce, ferma. Vuoi rassicurarmi, farmi capire che non c’è piacere con la sopraffazione ma nell’unione.
Dio mi ha tolto la vista, ma mi ha anche dato il potere di amare qualcuno fin dentro le ossa e le viscere, come nessun altro sarà mai capace, aggiungi. Ammetti perfino di invidiarmi, perché vorresti vederti almeno una volta come io ti vedo.
Mi faccio coraggio e tiro fuori il mio membro, ripassando a memoria la grana della tua pelle, dei tuoi capelli, di ogni collina, promontorio e vallata di cui il tuo corpo è plasmato. Sei lontana a pochi passi da me, ma è come se ti sentissi a un soffio accompagnandomi, mentre il tuo piacere ricomincia a muoversi lento, bagnando questa gelida notte di Natale.

Ilaria:

In questo freddo pomeriggio di dicembre siamo riusciti a ritagliarci il nostro spazio privato, lontano dagli affannosi impegni di Natale, le rispettive famiglie, i pranzi e gli auguri. Ci siamo rifugiati in questa stanza, come sempre pieni di desiderio, dopo una mattinata passata a provocarci con gli sguardi, e finalmente il nostro gioco ha inizio. Sappiamo già che non avremo contatti ma sappiamo anche che sarà terribilmente eccitante “anche” per questo. Ci guardiamo negli occhi, l’eccitazione sale, la voglia è sempre più intensa. Il tuo sguardo è fisso sul mio viso, vuoi vedere le mie espressioni mutare man mano che la mia mano intensifica i movimenti. La tua voce mi guida, i tuoi sospiri e gemiti mi spingono ad andare oltre, a osare, e infine a lasciarmi andare totalmente. Sentire il tuo sguardo infuocato addosso, assetato di me, eccitato, è la mia droga – tu sei la mia droga! – non posso più fare a meno di sentirmi così ed è solo con te che , da anni, riesco a manifestare davvero ciò che sono, schiava e regina, in un gioco che ci porta a desiderarci sempre più, pur sapendo di non poter spingerci oltre… ma continuando a sognare di poterlo fare.

Orion:

Seduta sul davanzale della finestra. Nuda. Il cardigan aperto per tre quarti. La pelle morbida sul marmo freddo. Una mano tra le cosce, nell’altra una vodka secca. Lui in piedi sulla porta, gli occhi fissi su di lei. Si delizia di piacere. Le mani libere di giocare col suo membro voglioso. Si morde le labbra. Domani è Natale. Sarà umido come sempre. 

*ciò che avete letto non è stato modificato e corretto*

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