Esercizi di Fantasia

Esercizi di Fantasia: orgasmo!

L’esercizio consisteva nello scrivere di orgasmi senza menzionarne il termine!

Buona lettura e grazie a chi ha partecipato!

Quando arrivo sul più bello
Che spettacolo per l’uccello
Una sensazione pulsante
Che frizza come spumante
Esce bava dalla bocca
Dai, sotto a chi tocca!!!

Daniele

Prima il buio. Poi un bagliore, inizialmente quasi impercettibile. Piano piano, sempre più largo. Pulsa. È una luce al neon. Scoppietta, come quando si spegne e accende velocemente la luce. Tac tac tac. Acceso spento acceso spento. Ora è anche tattile, non solo visivo: la senti questa luce che si accende e si spegne, come un prurito che quando lo gratti un po’ va via e un po’ resta. Ci siamo quasi. Vai, vai, vai. La luce è diventata fuochi d’artificio: pam pam pam, non c’è solo il visivo e il tattile, c’è anche l’udito. Lo senti con le orecchie. È tutto un folgorare di luci e suoni e sensazioni che puoi toccare. I fuochi d’artificio sono arrivati al momento migliore dello spettacolo, quelli finali che si sa son sempre i più belli. Lo sappiamo, è quasi il gran finale. Ancora uno scoppio. Poi, piano piano, ritorna il buio, resta solo un’ultima fiammella finale, il ritmo rallenta. Aaaaaah

Sara

La prima volta che Veronica ha provato piacere neanche lo ricorda. Genitori normali che se vedevano la figlia di tre anni toccarsi inconsapevolmente non la sgridavano. Sicuramente ricorda quando quel piacere toccò la vetta più alta per la prima volta. Masturbarsi per Veronica era bello, sentiva toccare il cielo, ma era spesso noioso. Non pensava a nessuno, non pensava a niente, era tutto molto meccanico. Si toccava, spesso guardando un porno che neanche le piaceva più di tanto, e poi veniva. Fine del divertimento.
Provò il sesso, ma sembrò ancora peggiore, spesso doloroso e quando l’uomo di turno finiva, per se stesso, senza aver avuto la premura di soddisfarla, lei riusciva solo a pensare: “Carino, ma è così il sesso”. Solo così lo aveva conosciuto. E se lo faceva andare bene, perché era stata abituata così un po’ da chiunque: dalle amiche, dai porno che non le piacevano, dai social.
Veronica non sentiva di dire di conoscere bene il sesso, di conoscerlo davvero. Conosceva il piacere, conosceva il punto di arrivo, ma per lei, nella sua testa, erano cose molto distanti dal sesso.
Sentiva che qualcosa mancava e nel confidarsi riceveva solo un “è normale, nessuna viene davvero in quel senso durante il sesso”. E allora pensava sempre con più convinzione che il sesso era solo un modo per sfogarsi e stancarsi fisicamente, come correre, come urlare, ma anche come piangere, o come ballare, solo che coinvolgeva per forza qualcun altro.
Si allontana piano piano da tutti i possibili partner sessuali. Non aveva mai avuto una relazione, considerando i suoi pochissimi 20 anni, e si stava iniziando a chiedere se fosse quindi lei il problema.
Dopo quasi due anni dal suo ultimo rapporto sessuale, esce con amici di vecchia data, tra cui persone che non vedeva da forse sei anni. Neanche lei ricordava. Come una catena di contatti, bene o male nessuno era però rimasto fuori dal giro di nessuno. Era facile parlare anche con chi sembrava irriconoscibile. Tra cui Emanuele.
Emanuele e Veronica si conobbero cinque anni prima, e frequentarono la stessa compagnia per un anno. Poi tra una vicenda e un’altra, beh… Si persero di vista. Lui era il tipico timido, che stava più in silenzio che altro, dal carattere comunque amabile, perché sembra che le cattiverie neanche riesca a pensarle.
“Ciao Ema, come stai? Che hai fatto in questi anni?”, esordisce Veronica appena si incrociano.
“Tutto bene, lavoro ancora nell’azienda di famiglia”, si aggiusta la postura, un po’ impacciato, come se non si aspettasse di incontrarla. “Te?”
“Io ancora bloccata all’università, ma ci sono quasi”, Veronica non si fa abbattere dalla personale ed inutile delusione di essere tra le più grandi a doversi laureare. “Con Teresa? Come procede?”, lei sembrava come ammiccante, ma in senso amichevole, del tipo “amico è tanto che state insieme, progetti ne avete o vi state ancora divertendo?”.
“Eh ci siamo lasciati”, dice lui sorridendo, come se lei avesse fatto una battuta, “ma sinceramente, era una storia morta da anni, stavamo insieme più per abitudine”.
Sembrava quasi che la sua relazione fosse come il rapporto che Veronica aveva con il sesso: lo faceva perché lo facevano tutti, essenzialmente.
La serata passa stranamente molto veloce, con i due che si discostano a parlare delle loro vite e di quello che erano diventati. Con Veronica, di sesso, si poteva parlare, e si parlava, anche se a lei non piaceva, aveva quel modo di fare che bene o male il discorso saltava fuori ed erano sempre tutti a loro agio.
Così, a fine serata, i due rimasero a parlare sulla panchina fuori dal bar. Emanuele raccontava di quanto a lui il sesso non faceva né caldo né freddo, e che forse era perché Teresa, con lui, non è che avesse sempre voglia di farlo. Una volta al mese era quando ne facevano tanto. Veronica, abituata a sentirne di ogni, lo riprese: come era possibile? Ma se a lui non andava bene, perché non trovare una soluzione?
Ma anche lei si confidò, raccontando che pure a lei non piaceva, eppure si riteneva abbastanza brava.
Fu una notte piacevole, piena di confessioni, aneddoti anonimi e chiacchierate.
I due continuarono a frequentarsi ed Emanuele le disse chiaro e tondo: “Vero, io credo proprio di provare qualcosa per te, non so…”, guardandosi le mani con qualche taglio da lavoro strofinarsi tra di loro. Era ricambiato, ma Veronica fu diretta: “Ci vorrà un po’ prima che voglia fare sesso”. Perché beh, quella era la sua preoccupazione maggiore: temeva che lei non lo soddisfasse. Non voleva false speranze né che lui la frequentasse solo per quello.
Questo però bastò a fare scattare in lui qualcosa. Le sue mani segnate si fermano e il suo sguardo si alza verso di lei. C’è silenzio in quella spiaggia dove erano seduti sopra ad un lenzuolo vecchio e Veronica, per la prima volta dopo tanti anni, guardando Emanuele negli occhi, scorge qualcosa che le fa salire una scossa lungo la schiena, come un leggero brivido che la fa sorridere, sinceramente, senza neanche accorgersene. Di lì a poco il suo sguardo non sembra più quello del ragazzo timido che era abituata a vedere, ma quella di un uomo che le stava mandano un chiaro messaggio. Sono pochi gli attimi di silenzio, eppure successero molte cose in quello scambio di sguardi. Emanuele si avvicina a lei, finalmente sicuro, e la bacia, tenendole il braccio attorno alla vita, e facendo sentire a Veronica la presa decisa, ma delicata, del suo braccio e della sua mano. Lei, quasi per istinto, gli mette una mano ad accarezzare il viso, con il mignolo che sfiora il suo collo ed il pollice che raggiunge lo zigomo. Era tanto che entrambi non provavano quel sentimento tipico adolescenziale, e si sentivano entrambi un po’ sciocchi ad eccitarsi con un bacio. Era tanto che Emanuele non assaporava in quel modo le labbra di una donna, ed era tanto che Veronica non sentiva il profumo naturale di un uomo senza provare quasi fastidio.
Era tanto che non sentivano la lingua danzare dolcemente con quella di qualcun altro, e che non provavano quell’intesa corporea che spesso anche un semplice bacio può far scorgere. Il modo in cui Emanuele la stringeva a sé, mettendo poi l’altra mano sulla nuca di Veronica, come a pettinarle la folta chioma corvina, e il modo in cui lei lo abbracciava sentendo i muscoli della schiena rilassarsi sempre di più, come sciogliersi al passare del suo tocco, sapeva di nuovo e di bello.
Andarono avanti così per due mesi buoni, a parlare come vecchi amici, a ridere e divertirsi e poi esplodere in questi baci che spesso portavano Emanuele ad eccitarsi. Inizialmente cercava di nasconderlo, ma poi, vedendo Veronica totalmente a suo agio con la cosa, lasciava perdere. Sapendo che lei aveva bisogno di tempo per aprirsi sessualmente, era lui che ad un certo punto interrompeva la magia, scherzando sul fatto che “stava stretto” e doveva calmarsi.
Poi un giorno, verso la fine dell’estate, i due si ritrovano nella stessa spiaggia del loro primo bacio.
“Ah qua è dove siamo diventati grandi”, scherza Veronica pensando appunto a quell’evento.
Il tramonto riempiva gli occhi e le persone rimaste in spiaggia erano pochissime. Emanuele stappa la bottiglia di vino che aveva comprato poco prima. “Temperatura ambiente, come piace a noi”, brindano e bevono abbracciati. Molto tempo lo passano in silenzio ad accarezzarsi a vicenda.
Finita la bottiglia era buio, e solo la luna dava un poco di illuminazione. Erano sdraiati, abbracciati, viso a viso, ed Emanuele si sentiva scomodo, così mise la sua gamba sinistra tra le due di Veronica. Questa mossa, in un qualche modo, accende qualcosa in lei. Era forse il mix tra il profumo della sua pelle, il chiaro di luna e l’avere la sua gamba tra le gambe ad aver scatenato in lei una strana ed irrefrenabile voglia di fare sesso, in quell’istante, con Emanuele. Così si alza su un fianco, lui la guarda mettendosi a pancia in su, e mette la mano sinistra dietro la nuca, e Veronica non riesce a non notare la contrattazione del suo braccio, muscoloso ma non troppo, definito, e questo la eccita ancora di più. Cercando di sembrare tranquilla e priva dell’ elevata eccitazione che le inebriava tutto il corpo, bacia Emanuele dolcemente, in un crescendo di passione e vicinanza. La mano di lei, abituata ad accarezzare il viso irsuto, inizia a scendere. Prima lungo il collo, poi si adagia sul petto scendendo poi lateralmente al torace per poi arrivare sotto all’ombelico. Lui, preso da un iniziale dubbio sulle intenzioni della giovane donna, inizia a osare come lei, scendendo fino al sedere. I due si intendono e in quel momento è Veronica che aspetta il via da Emanuele, il quale, stringendo tra le mani il sedere di lei, acconsente a farsi toccare.
Così la mano di Veronica scende e per la prima volta tocca con mano il pene di Emanuele. Lo sente così duro che le viene difficile trattenersi. La spiaggia è vuota, le prime persone che vede sono ad almeno venti metri da loro. Ed è buio.
Veronica, su un fianco, si slaccia gli shorts di jeans che improvvisamente sente troppo scomodi, ed Emanuele, accarezzandole la pelle del pube, scivola con la mano nelle mutande di lei ed inizia a toccarla. Sente che è bagnata e questo glielo fa diventare ancora più duro.
Ad eccitare i due era probabilmente più il forte desiderio di scoprirsi sessualmente, dopo mesi. Per Emanuele, sentire Veronica così eccitata era come la realizzazione di un sogno erotico lontano, che neanche lui pensava sarebbe arrivato in quell’istante. Per Veronica, sentire la vicinanza emotiva di qualcuno che non voleva solo portarla a letto, era già tanto, tantissimo, e pensare che Emanuele fosse così eccitato per lei la rendeva ancora più felice, e ancora più vogliosa.
Ad un certo punto i due si guardano, realizzando di non poterlo fare esattamente dove erano, o forse nessuno dei due se la sentiva e preferiva un posto più intimo. Lo realizzano insieme, silenziosamente, come se se lo fossero detti guardandosi con un sorriso.
Come due loschi complici coinvolti in qualcosa che solo loro sapevano, si alzano insieme, si sistemano i pantaloni. L’erezione di Emanuele è ora difficile da nascondere, ma non importa a nessuno dei due e si avviano alla macchina di lui.
Entrano, si siedono e si ritrovano separati dal cambio dell’auto a da meno di un metro che ai due appare come un chilometro. Lui la guarda con occhi rassicuranti, convinto che ormai per Veronica la magia fosse già passata e che volesse andare a casa. Con gli occhi le dice chiaramente che avrebbe tanto voluto fare sesso, ma che se non se la sentiva era tutto ok, come sempre.
Va per girare la chiave e accendere la macchina, ma la mano di lei lo ferma.
“Ema”
“Cosa?”
“Scopami”
Veronica non ha idea della faccia che aveva in quel momento, ma doveva essere quella di una donna vogliosa, che voleva finalmente il cazzo di un uomo, davvero.
Lui sorride, e fa cenno con la testa di andare nei sedili posteriori. Lei non esita un secondo e lui non fa in tempo a chiudersi lo sportello dietro che lei è già senza maglietta. Si sofferma a guardarle il seno: non se lo aspettava. Ma lei adesso è davvero incontenibile.
Si lancia su di lui e gli leva la maglia, scoprendo il suo corpo tonico e definito. Gli bacia il petto e mentre scende con la bocca socchiusa lungo il suo addome, gli abbassa i pantaloni con le mutande. Emanuele viene colto da un intenso piacevole brivido che gli pervade lungo tutto il corpo.
Veronica ha in mano il suo cazzo e inizia prima a baciarlo delicatamente, poi lo lecca dalla base fino alla punta per poi prenderlo in bocca. Sente l’uomo che non riesce a trattenere un gemito, e lui intanto le slaccia il reggiseno con la delicatezza erotica che lo contraddistingue. Mentre lei glielo succhia e ci gioca con la lingua, lui le prende il seno, stringendolo senza forza, quasi a massaggiarlo, alternando lo stuzzicare dei capezzoli ad una palpata.
È la prima volta che Veronica si sente bagnare completamente solo con la stimolazione del seno, e questo la rende ancora più vogliosa di farlo eccitare, sempre di più.
Ad un certo punto la fa alzare ed è lui che salta addosso a lei, che si sdraia lungo i sedili. La spoglia completamente e con lo stesso modus operandi di Veronica inizia a leccargliela, iniziando prima con qualche dolce bacio e poi usando la lingua. I due si guardano e Veronica geme sinceramente come mai ricordava di aver fatto. Sente la sua lingua calda massaggiarla sul clitoride, partendo dal basso, mantenendo un tocco morbido e avvolgente.
“Oh cazzo” geme lei, godendo in un modo totalmente nuovo. Sente che sta godendo troppo, teme di venire ma lei vuole sentirlo dentro.
“Vieni qua” gli sussurra portandolo a se per baciarlo e sentire il calore del suo corpo contro il suo.
Lui si alza un poco, la sua mano sinistra è accanto alla testa di Veronica, che nel frattempo gli tocca tutte le braccia, le spalle, il petto e poi l’addome. Vuole tutto di lui, e due mani non sembrano bastare.
Emanuele, chinando lo sguardo, inizia a strisciare la punta lungo il clitoride e poi scendendo. Fa su e giù creando forte piacere in entrambi. Lui guarda, chinando un po’ il capo verso la sua destra, come se stesse creando qualcosa. Poi si ferma e la guarda.
Veronica si morde un labbro e il suo sguardo è chiaro: lo vuole dentro, tutto, ed Emanuele ormai la capisce perfettamente e non esita a infilarlo deciso, delicato e lentamente.
Lei sente tutto, sente la cappella, sente uno scalino e sente il pene entrare, caldo, duro. Lui si sente avvolgere, in un abbraccio caldo, consistente.
Veronica ormai non riesce più a trattenere i suoi gemiti, ed Emanuele fa molta fatica, ma cede anche lui. Questo, per Veronica, è ancora più eccitante. Sentire un uomo godere, scopre in quel momento, è una cosa che la eccita da impazzire.
I due si stringono e si ritrovano come a ballare una danza che conoscono perfettamente, pur non essendo mai stati insieme prima di allora. Lui le bacia il collo e lei sente il suo respiro accarezzarle la pelle, le orecchie, le spalle. Lei lo stringe a sé, graffiandolo inconsciamente lungo tutta la schiena, che si muove sinuosamente sopra di lei.
Ad un tratto Emanuele le prende la gamba destra, si alza con il tronco e se la mette davanti al petto. Si vedono i rispettivi corpi al chiaro di luna che sbircia dai finestrini. Veronica vede i suoi muscoli contratti mentre lui con una mano le tiene la gamba e con l’altra la spinge a se per i fianchi, e con lo sguardo le guarda il seno che si muove con loro.
Ad un tratto lei sente qualcosa. La miccia per venire si era accesa. Non le era mai capitato, così, di istinto, si inizia a masturbare mentre lui continua a muoversi, avanti e indietro, sempre più velocemente, sempre più deciso. Con una mano Veronica di tocca il seno e con l’altra si da piacere come aveva sempre fatto da sola, con un porno che non le piaceva, ma questa volta non era da sola, e il porno se lo stava vivendo, e le piaceva da morire.
“Cazzo quanto mi fai eccitare” le dice tenendole l’altro seno, e riavvicinandosi a lei. Così facendo lui riesce ad andare ancora più in profondità e lei a godere ancora di più.
“Oh Dio! Fammi venire, continua a scoparmi così”, le chiede quasi supplicante lei.
Lui non riesce a parlare, riesce solo ad annuire, guardandola intensamente, come ad acconsentire la sua richiesta, e questo lo eccita più di quanto potesse immaginare.
Ad un tratto Veronica sente crescere dentro di lei qualcosa. Sente come se la miccia di milioni di fuochi d’artificio stesse per arrivare a meta.
“Ah sì! Cazzo sì!”, non riesce a trattenere un grido, e lui capisce che non può rallentare, non può fermarsi.
La miccia si consuma tutta, i fuochi d’artificio partono. Veronica sente come un’immensa ondata di energia, di calore e di piacere che la travolge come quando il mare travolge la sabbia nelle vicinanze. I fuochi d’artificio sono partiti e salgono intensamente. Allo stomaco lo mettono in subbuio. Al torace le levano il respiro. Arrivano al cuore e finalmente esplodono nella loro magnificenza facendo sentire il petto di Veronica pieno, vivo, pulsante. Dietro di sé questi milioni di fuochi artificiali lasciano una potente scossa che risale lungo tutta la schiena, che si inarca all’indietro, insieme alla testa, lasciando la giovane donna in un’estasi di piacere che non aveva nulla a che vedere con quella che provava da sola, seppur molto simile.
Alla vista di lei in preda al piacere, l’uomo non riesce a trattenersi, ma solo quando lei lo guarda trepidante e gli dice “vienimi dentro”, allora viene, lasciandosi andare ad un piacere inaspettatamente intenso.
Probabilmente, a legare i due, non era solo un sincero sentimento. C’era qualcosa che faceva loro desiderare il piacere: proprio e di coppia. E il senso di leggerezza provato da Veronica abbracciando Emanuele che le accarezzava la schiena, fu totalmente nuovo, rendendo l’esperienza, per lei, ancora più eccitante. E solo in quell’istante si sentiva di poter dire di aver fatto sesso: non si sentiva pesante, né insoddisfatta. Stava proprio bene, fin da quando lui le aveva messo la mano nelle mutande.

TipaTimida

Corpo scolpito
selvaggio mi scavi.
Nel profondo della mia terra
qualcosa rivive.
Lombrichi smarriti
un gatto interiore che sa graffiare il mio cuore.
Incrociare il tuo sguardo,
Incrociarlo altre volte,
altre volte ancora,
volte ancora,
ancora.
Mi perdo.
Sfioro l’infinito.

Jessica

Da sola. Doppio vibratore. Cristo se mi sono sentita viva. Ero io e solo io nella stanza. Io e solo io nella mia testa. A distrarmi, per portarmi in dirittura d’arrivo, solo le voci del porno che era in sottofondo. Ma erano lontane, ovattate. Come non fossi presente a me stessa, come non fossi realmente nel mio letto. Io ero solo su di me. Concentrata a darmi il più bel piacere del mondo. Sono venuta. La prima volta. Sentivo che c’era sufficiente energia per una seconda. Allora ho iniziato a strofinare la punta del dildo nero di gomma sul clitoride. Mi sono concentrata su di me. Tutta la mia mente era lì. Il mio cuore era lì. Su di me e su nessun’altro. C’ero solo io. Ma sentivo che non bastava. Mi serviva del contatto umano. Il mio. Le mie carezze per me. Il mio amore per me. La mia voglia solo per me. Incanalata nel modo giusto per portarmi su fino all’etere e poi scomparire per sempre. Per 10 secondi. Una piccola morte. Allora ho abbandonato il giochino e ho usato la mia mano, mi sono sentita. Tutti i sensi focalizzati sul quel puntino invisibile agli occhi. Inizio e fine di una vita. Come un cerchio che si chiude su sé stesso abbracciando l’anima mia nella sua interezza. Ho ripensato. Ripensato a quei piccoli momenti che in passato mi avevano fatto venire. Alcuni erano lontani anni, altri giorni. Una carrellata di veloci istanti ha iniziato a danzare davanti agli occhi, chiusi come sipario su uno spettacolo di cui io soltanto ero attrice e spettatrice. Si dice che se sei conscio di morire la vita ti si srotola intera a ricordarti cosa stai perdendo. Ecco. La piccola morte avvenuta. Portata in atto in un’interpretazione magistrale, quella in cui senti di amarti. E di non sentirti così sola, come a volte accade se si è in due sulla scena.

CarEmme

Non ci sentiamo da un po’, eppure io ricordo tutto. Rimani ancora la mia fantasia sessuale preferita, tu, tutto di te. E’ capitato anche questa notte. Mi sveglio, faccio fatica a riprendere sonno e col pensiero vengo da te. Penso ai tuoi baci sul collo, alla tua lingua dentro la mia bocca, a come ha incontrato la mia, così in perfetta sintonia.
Ripenso a quando mi hai detto “Ho voglia di leccarti la lingua” (la mano si infila sotto la maglia del pigiama, a cercare il seno).
Ripenso a quando mi hai detto “Mi è venuta un’erezione pazzesca anche solo al pensiero di abbracciarti” (mi sfioro i capezzoli, e li sento inturgidirsi sotto il mio palmo. Ho un brivido.)
Ricordo quando mi hai detto “Ho avuto una fantasia su di te: mi facevi un pompino ed arrivavi a profondità mai sperimentate.” (l’altra mano va sotto, sposta l’elastico degli slip, sprofonda dentro, dove tutto è già bagnato, così vischioso, così caldo. Potrei venire in un attimo.)
Ricordo quando mi hai detto “Te lo vorrei ficcare dentro senza tante cerimonie.” (mi lecco le dita e me le passo sui capezzoli, immaginando che siano la tua lingua calda. Inevitabilmente inarco la schiena.)
Ricordo il tuo cazzo, così incredibilmente bello, mi eccita da morire il pensiero, immagino di farci qualunque cosa, è talmente bello che mi fa venire una voglia assurda di prendertelo in bocca, e vorrei farti esattamente quel pompino che ti sei immaginato. Ed è bellissimo immaginarlo, sotto continuano ad arrivare una serie di scosse. Quando immagino di scoparti e mi masturbo, inarco sempre la schiena, per il forte piacere che provo. Ora immagino di averti sopra, finalmente mi sprofondi dentro, lentamente, ma poi mi sbatti con una certa foga. Sotto è un lago, sento che sto arrivando al culmine. Ho i brividi. Immagino di aggrapparmi alle tue spalle, immagino la tua barba che mi sfiora il viso. Ho il fiatone. Ansimo. La schiena è sempre più inarcata, ora butto indietro anche la testa. Spalanco gli occhi nel buio, come per il troppo stupore e sento salire un verso dal profondo, fino alla gola. Eccola l’ondata. Eccola. Ti sento dentro di me rovente, io sono rovente. Eccola. Dondolo col bacino, per cavalcarla tutta, fino in fondo. Sono completamente sudata, tra le cosce, sulla schiena, in mezzo ai seni. Dondolo per godermi fino all’ultima scossa e non riesco a trattenere un gemito. Ho il fiatone. Mi fermo e mi godo gli strascichi, quelle piccole scosse che continuano ad arrivare, lì, a battere lì, come la risacca del mare.

Ashton

Arrivo da te
Impaurita e dubbiosa
Sono una semplice amante
O forse la tua futura sposa
T’abbraccio, ti bacio
Sospiro e cado

Un vortice, un incrocio
Sussurro nel tuo orecchio
Sussulto nel tuo letto

Io di questo mi cibo
Del piacere fino a svenire
Trema tutto pure l’anima
Tu chi sia non lo so,
Chi sarai lo saprò
Ciò che conta è l’unirsi
Ma mai pentirsi.

Ilop

È un soffio
Sussurra
È dentro di me
Grida
Sale. Scende. Lento
E urla
Si muove. Lento
Mi guarda
Mi afferra
Inteso, arriva
È un’esplosione
È piacere
È vita
E io sono carne
Brucio
Respiro
Vivo

È un soffio
Un istante
Adesso non grida
Tace
È fermo. Immobile
Mi ha spenta
Sono cenere
E sto bene.

Noemi

Goccia a goccia

Scende una goccia
inonda come un fiume
tessuti circostanti,
Scivola.

Un’altra goccia
ed io, consapevole,
mi lascio trasportare
in questo fiume di piacere.
Lussuria. Ingordigia.
In questo crescendo io mi perdo
e mi abbandono.

Lacrime di gioia, di tristezza, di insoddisfazione.

Amami ancora.

Le ali tarpate

_Ode alla masturbazione_

Quando ti chiedi “perché?”, “chissà?”
Ma poi male non fa:
Agguanta l’amicone nel comodino
Lasciati andare, non è così piccino!
Lo prendi e lo rigiri
Lo muovi e lo ammiri.
Ti piace sentirlo addosso,
Ma ancor più quand’è scosso.
Lo accendi e comincia a vibrare
E tu più non lo vorresti mollare.
Vibra tutto, fuori e dentro
Ed ecco, hai fatto centro!
Nessuno alla porta ha suonato,
Ma tu gridi “Sto venendo” manco fossi Diodato.
Poi tutto si ferma e tace,
Anche nel caminetto si è spenta la brace.
Nella mano un amico tutto bagnato
E tu, beata, sorridi: il mondo è colorato.

evakant

Ooooh!

Forse gli aghi di pino sul sentiero
o gli uccelli nascosti sui rami,
il microcosmo nel sottobosco
l’acqua sotto il ponticello.
Forse anche i carabinieri nella caserma
del Centro Visitatori Monaco
avranno sentito quel grido levarsi
a un chilometro di distanza
e forse espandendosi avrà raggiunto
le orecchie della gente più a valle
dai Villaggi Mancuso, Racise e Buturo
a Taverna ad Albi a San Giovanni.
Forse tutti avranno sentito
la sua voce spargere vita
in un crescendo ansimante
e riempire il silenzio naturale.
Io l’ho sentito bagnarmi le dita
mordermi i lobi, lavarmi le labbra.

Dioniso

È da più di un anno che ci desideriamo senza poterci sfiorare, 1200 km sono tanti…la notizia che i tuoi affari ti portavano da me, non mi faceva stare nella pelle.
Le nostre menti erano sature dei film che ci eravamo fatti, sapevamo benissimo che poteva essere un flop o poteva andare bene. Arrivai sotto la pioggia…avevo davanti un dio in carne e ossa…io che avevo avuto solo noie dalla vita, ora avevo davanti te, sapevo che non ci sarebbe stato futuro. Ma mi piacevi troppo per rinunciarci.
L’eccitazione era alle stelle, mi sentivo una belva affamata. Ci siamo disfatti dei vestiti e senza rendercene conto eravamo avvinghiati. Ti accolgo con molto piacere, sei dentro di me, il mio corpo è tuo è un mi dono, ti muovi ritmicamente, sento delle scosse, mi piace, ne voglio ancora e fino in fondo, ancora…e ancora,sento il calore del tuo seme, sento i brividi di piacere anche io.

Streghetta

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