ClitorideaScrive

Pro vita: o di come continuano a governarci il corpo.

(tempo di lettura 7 minuti circa)

Forse quest’anno me la scampo!”

È stato il mio primo pensiero quando ho realizzato che questo Natale non avrò parenti intorno.
È capitato a tutte, almeno una volta nella vita di sentirsi dire “Ma quando te lo fai un figlio?!”. Solitamente è una zia con un nipotino in braccio (storia vera, la mia), o una nonna, una madre. Se non ti è successo, forse, è perché non sei ancora in età feconda. Ma stai certa che ti capiterà.
Quando è successo a me, l’ultima volta il Natale scorso, volevo rispondere “Ma ti pare il caso di pormi ‘ste domande mentre stai masticando? Potresti affogarti!”. Non l’ho fatto. Un po’ per educazione, un po’ perché lo sguardo di mia madre, che ormai sa cosa penso dell’argomento, implorava “ti prego, non dire nulla!”. Così ho solo risposto “Io figli non ne voglio”. A quel punto mia zia ha ribattuto dicendo “Eh! Poi diventi vecchia e te ne penti!”. Un classico. Non ha assolutamente importanza ciò che pensi tu. Non ha importanza se ti potrebbero offendere. Non ha importanza se non conoscono la tua storia personale. L’unica cosa importante è che sei donna, ed è normale che tu debba fare un figlio, prima o poi, e soprattutto è normale che tu lo voglia ‘sto benedetto figlio. Senza obiezioni.

Ve ne racconto un’altra…

Ero al mare con mia madre. Sarà stato tre o quattro anni fa. Io avevo o 35 o 34 anni. Non ero fidanzata e vivevo malissimo la mia situazione sentimentale. Ero sempre stata accoppiata. Non ero quella di oggi. Quella che è consapevole di esistere anche senza un uomo. La pressione e le aspettative sociali, mi annientavano ancora. Voglio dire: una ragazza della mia età dovrebbe essere già sposata e con figli.
Perché io alla tua età…
Eravamo sotto l’ombrellone in uno di quei centri balneari che frequenti ormai da anni. Conosci di vista quasi tutte le persone che incroci. Soprattutto le ragazze della tua età. Molte di queste le hai conosciute in un’altra vita, con molte di queste ci andavi a scuola. Ma poi ti sei persa di vista. Tutto normale. Loro hanno fatto delle scelte, tu altre. Delle loro scelte non ne possiamo parlare, perché appunto non conosciamo le loro storie. A un certo punto, mia madre disse la frase più crudele che mi abbia mai detto: “Te la ricordi quella ragazza, come si chiamava? Guarda, è incinta di nuovo. Solo tu non hai ancora un figlio…”.
Solo tu non hai ancora un figlio.
Solo io, povera disgraziata, non ho ancora un cazzo di figlio.
Ricordo che mi si fermò il respiro. E, come faccio sempre quando sono davvero ferita, non dissi nulla. Mi alzai, andai verso il mare, iniziai a passeggiare e piansi tutte le lacrime di rabbia che avevo.
Ero arrabbiata soprattutto perché erano parole di mia madre, che era stata sempre la mia grande amica e alleata, e pensavo che lei potesse comprendere. Ma ero arrabbiata anche perché, se lo avessi voluto, quel figlio, non lo avrei potuto comunque avere. Mi mancava la materia prima. Non avevo un compagno. E se sei single, in Italia, figli non te ne fanno fare, in nessun modo. La formula continua ad essere:
maschio+femmina= pass per la figlianza.

Mi sono portata per anni il peso della pressione sociale addosso. Me ne sono liberata ascoltando me stessa e quello che io, e solamente io, volevo e voglio.

Ci sono diverse motivazioni che rendono quella domanda, molto scomoda.

Non è detto che tutte le donne che decidono di avere figli, lo decidano perché davvero non ne vogliono.
Ci sono donne, e sono tante purtroppo, che un figlio lo vorrebbero. Per quale motivo non ci è dato saperlo. Ma lo vogliono e non possono averlo.
Chi per complicanze di salute, chi perché non può permetterselo economicamente, chi perché sa che dovrà crescerlo da sola, anche se con un compagno.
Quindi, per evitare di mettere le dita in piaghe già sanguinose di loro, quella domanda non dovremmo mai porla.
Ogni persona ha la sua storia, ogni donna ha il suo vissuto e cose che non racconta a chiunque.

Aborto: quella parola così brutta che fa ancora paura.

Intendiamoci, è una parola brutta quando la pronunci in una frase tipo “Io ho abortito.” Perché, se lo dici, lo scrivi, e lo urli al mondo, sei il male.
Molte donne lo fanno, ma non lo dicono, se non a qualche persona fidatissima.
I motivi sono quasi sempre gli stessi : la paura del giudizio altrui, il timore di non riuscire a gestire le palle infuocate che ti arrivano addosso, la seccatura, perché lo è, credetemi, di giustificare il fatto che non ti senti in colpa per averlo fatto.
Chiarimento importante: quando una donna abortisce, a prescindere dal motivo per cui lo fa, ogni sensazione che prova è valida. Puoi stare male, e il peso di quella decisione forse te lo porti dietro per sempre. Ma puoi anche non provare nessun rimorso. Puoi uscire dal Day Hospital, dopo aver preso la pillola RU486, e andare a fare shopping, per dire.

Ed eccoci al perché di questo pippone: Pillola RU486

No, non siamo in una puntata di The Handmaid’s Tale e nemmeno in una pagina del romanzo della Atwood.
È di poche ore fa l’affissione di questo manifesto a Milano. Lo avete visto già tutte e tutti. Lo so.
Cosa ci dice questo manifesto? In realtà sembra un meme, diciamolo pure.
Ci dice che ancora oggi, alla soglia dell’anno 2021, vogliono governare il nostro corpo. Mettiamo da parte l’immagine raccapricciante che ricorda la favola di Biancaneve. Prendiamo la frase Mette a rischio la salute e la vita della donna e uccide il figlio nel grembo. Se proprio vogliamo dire la verità, è più pericoloso e invasivo l’aborto chirurgico . Potete fare le dovute ricerche, se vi va.
Uccide il figlio nel grembo. Beh, ovvio. È per quello che si prende. Ma poi, voglio dire, UCCIDE. No, semplicemente interrompe la gravidanza. Perché usare parole che non c’entrano nulla? Giusto, è un manifesto di Pro vita & Famiglia…
Ma la cosa più assurda di questo meme, ehm…scusate, manifesto è l’hashtag dallapartedelledonne. Avete sentito una stronzata più grande negli ultimi giorni?

Amiche mie, ci vogliono prendere per il culo.

Parliamoci chiaro: questo messaggio non è rivolto alle persone con vagina, ma alle donne cis con vagina da usare per sgravare…
Chi vuole controllare, governare e non darvi la libertà di scegliere, non è dalla vostra parte. Mai. Né un’associazione, né una persona singola.
Amiche mie, potete essere donne anche se non fate figli o non potete averne. Siete donne anche se scegliete la carriera lavorativa, artistica ecc, al ruolo di madre. Amiche mie, potete anche cambiare idea, se volete. Oggi un figlio non lo volete, magari più in là sì. Ricordate che non ci sono regole.
Ricordate che ogni scelta sul vostro corpo e sulla vostra persona, è solo ed esclusivamente vostra.
Amiche! Ricordatevi che se avete abortito e non vi sentite in colpa non c’è nulla di male.
Ricordate che, ciò che sentite, qualsiasi sensazione a riguardo, è sempre valida.

Un appello.

Quando parliamo di aborto, una frase che ci viene spesso detta è: ma se si prendessero le precauzioni magari non si arriverebbe all’aborto.
Oh, è un pensiero legittimo, ma limitato se non troviamo una soluzione alla base.
Invece di creare manifesti del genere, invece di dirci, ancora, echeppalle, come e cosa dovremmo fare con i nostri corpi, pensate a stanziare fondi per l’educazione alla sessualità e alla prevenzione. E soprattutto, rendete accessibile a chiunque la possibilità di informarsi e tutelarsi dal punto di vista sanitario.

Con affetto e rabbia, Ketty Rotundo.

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