Racconti

“Il mio primo vibratore” di Natalia Marraffini

Artwork di Sofia Lanzoni

Avevo vent’anni e ancora non avevo un vibratore. Ero messa male: i tabù sul sesso mi opprimevano da troppo tempo e mi mettevano un’ansia pazzesca all’idea di comprarne uno. Tuttavia ero single già da un po’ e questa particolare condizione mi portò ad infrangere questo mio limite. Ansia o no avrei comprato il mio primo vibratore. L’idea di entrare con disinvoltura in un negozio e chiedere consiglio ad uno sconosciuto, uomo o donna che fosse, non mi rilassava affatto. Comprarlo online? E se lo avesse ritirato mia madre? Se si fosse accorta del contenuto di quel pacchetto? Non potevo sfidare la sorte! Dovevo tastare il terreno dei sexy shop.
Ne trovai uno con ottime recensioni on-line, un posto con una commessa deliziosa. In metro sudavo e mi ripetevo ossessivamente il nome della via. Una volta scesa alla fermata la imboccai ed ebbi quasi uno svenimento. Mi bloccai ad osservare le vetrine: i manichini indossavano lingerie sexy e mascherine di pizzo. Feci un respiro profondo per riprendermi, attraversai la strada ed entrai.
Martina alla cassa era più bella di quanto avevo immaginato. Mi salutò sorridendo, ricambiai e mi diressi verso la lingerie. Rimasi interdetta: la sua voce era particolare. La fissai e forse si sentì osservata, perché alzò lo sguardo e incrociò il mio che scappò verso l’intimo sulle grucce. Fu allora che realizzai: un tempo era stata uomo. Probabilmente diventai paonazza. Feci finta di niente mentre ostentavo disinvoltura passeggiando per il negozio, ma in realtà potevo udire il mio cuore da quanto batteva forte. Stavo per comprare un vibratore da una bellissima donna trans. Subito notai delle scale e scappai di sopra per sfuggire all’imbarazzo. Mi ritrovai dalla padella alla brace: ero circondata da sex toys. Con cautela mi feci strada in una giungla di strumenti di ogni genere, alcune cose non osai nemmeno domandarmi cosa fossero. A un certo punto li vidi: i vibratori. Ero giunta alla resa dei conti, ormai ci separava solo un sottile strato di vetro. Li studiai con lo sguardo, poi inspirai profondamente e tutto d’un fiato tornai di sotto dirigendomi dritta al bancone. Biascicai che volevocomprareunvibratore. Martina mi guardò comprensiva e mi sussurrò un rassicurante: “Scusa?”. Deglutii, avevo le mani sudaticce: “Vorrei comprare un vibratore”. Mi invitò a seguirla mentre si alzava con eleganza e mi accompagnava verso le scale . Da vicino la sua pelle sembrava ancora più perfetta e il suo profumo era dolce. Con una guida al mio fianco il piano superiore non sembrava più spaventoso come prima. Con tono pacato mi illustrò le diverse tipologie e caratteristiche. Ne tirò fuori qualcuno per farmi sentire l’intensità delle vibrazioni. Ce n’erano di piccoli e discreti, un modello si camuffava a mo’ di rossetto. Ma io ero lì perché ero messa malissimo e non volevo andarci piano. Martina disse che, in realtà, la vibrazione non è una stimolazione molto travolgente dentro la vagina, quindi una dimensione più piccola avrebbe potuto deludermi. Non credevo ai miei occhi: ero in un porno shop e una bellissima donna transessuale mi stava consigliando di prenderlo PIU’ GROSSO. Lei ne sapeva più di me. Dimenticai il rossetto-vibratore e scelsi un modello base longilineo color rosa shocking taglia XL. Mentre pagavo ero incredula. Eppure in quel sacchettino nero dentro la sua scatolina elegante c’era lui: Gigolino. Uscendo sussultai quando Martina mi salutò: “Buon divertimento!”.

La prima occasione di provarlo si presentò pochi giorni dopo l’acquisto. Appena fui sola in casa lo tirai fuori dall’armadio e lo tolsi dalla sua scatolina. Mi stesi a letto sulla schiena e impostai la vibrazione al minimo. Cominciai attraverso i jeans e anche così, la vibrazione non era affatto male. La cosa si faceva interessante. Slacciai i jeans, ci infilai Gigolino e lo strinsi fra le gambe. Niente male! Mentre li toglievo ero ancora un po’ tesa ma dopo poco Gigolino s’infilò sotto le mutande che scivolarono via. Avvicinai il vibratore all’ingresso della vagina e lentamente feci entrare la punta. Poi con movimenti ritmici lo inserii fino in fondo. Oh, sì, era DAVVERO interessante. Cominciai ad ansimare e mi sfuggì qualche timido gemito. Con una mano mi stimolavo la clitoride, con l’altra muovevo Gigolino dentro, fuori, di lato, in tondo, ovunque. Altro che gemiti, avrei voluto gridare. Stavo per raggiungere l’apice, stimolai la clitoride più velocemente e allora esplose. Fu una bomba atomica di piacere. Mi salì su per la pancia, lungo il petto, si strinse in gola, mi sfuggì in un sorriso e poi in una risata liberatoria. Era stata un’esperienza sensazionale. Gigolino continuava piacevolmente a vibrarmi dentro poi lo sfilai lentamente e lo spensi. Restai qualche minuto stesa e soddisfatta, poi mi rivestii, lavai bene il vibratore e lo riposi nella sua scatolina. Mentre lo rimettevo nell’armadio sorridevo: questo era solo l’inizio.

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