Racconti

“364 giorni di astinenza” un racconto di Lazy_Bones”

Quasi un anno: tanto il tempo passato da Mauro senza poter vedere dal vivo Marcy. Messaggi, qualche vocale di lei molto veloce, pochissime foto: Marcy non voleva tagliare i ponti con il suo ragazzo, ma era in cerca di se stessa e della sua più vera essenza.
Mauro sentiva lo stomaco annodarsi, all’entrata dell’aereoporto: sapeva che non sarebbe stata la stessa cosa. Dopo un anno di distanza forzata quella notte sarebbe stata magica. Era tornata: tornata per lui, espressamente.
Marcy odiava la sua città natale: gli orribili insulti, le accuse scabrose per la sua femminilità e la sua sessualità evidente e fiera.
Dopo quasi un anno tornava per il suo bel Mauro, con i capelli a spazzola neri e gli occhi verdi chiari: quel gigante buono di un metro e novanta e le sue vene visibili dalle braccia piene, che si beava a carezzare, baciare, mordicchiare teneramente quando facevano l’amore.
E lui l’aspettava lì, che scendesse dall’aereo, per correre l’uno dall’altra e abbracciarsi.

Marcy era stata categorica su quella sera: erano due mesi interi che non si era toccata e quella notte si sarebbe rifatta dell’anno intero.
«Cena con zabaione e bevi molti liquidi: mi servi in forze stanotte, oppure non venire affatto!» gli aveva scritto assieme all’orario e l’invio di due foto. Nella prima dove solo la silhouette di profilo in ombra. Si notava però che era dimagrita, quasi sembrava più bassa: più esile senza dubbio. Si era ingrandita i seni, allungato i capelli, anche il naso era diverso, lo notava.
Nella secondo foto c’erano delle mutandine di pizzo viola, con una chiazza di bagnato in mezzo…
«Monellino, guarda che mi hai fatto fare a pensarti…e ancora non mi sono toccata…»

Mauro era in erezione, appena aveva letto quel “Monellino”: i ricordi dei loro giochi e amplessi aveva inondato di eros la sua mente zozza. La chiamava “Bestia”, e mai come quella sera la desiderava, persino più della loro prima volta, sei anni prima, quando implorò un pompino perché, ubriaco, non poteva più staccare gli occhi di dosso dal suo culo. E come acconsentì! Lentamente, a patto che tenesse le mani sopra la testa intrecciate e non facesse pressioni: con calma e senza fretta. Marcy gli concesse di farlo venire sul suo volto e gli lasciò il suo numero: “Chiamami solo per ricambiare!” Nacque così una storia di furioso sesso, a cui seguì un altrettanto intenso periodo di promesse d’amore: prima per gioco, poi sempre più serio.

Mauro aveva in mente cosa fare per farla impazzire, sperando che non fossero cambiati i suoi gusti . Si era portato la sua piuma d’oca. Il solletico erotico in mezzo alle gambe e l’ano, era la tortura dolce preferita di Marcy, a cui non rinunciava per nulla al mondo.
Non resistendo, le mandò senza testo un video della piuma distesa sulla sua grande mano: l’unico rumore era il suo soffio, che faceva vibrare la piuma: aveva zoomato in modo che si vedesse bene come vibrava al ritmo del suo respiro profondo. Dopo un paio di minuti ebbe la risposta che più sperava, la stessa di un anno fa.
«Si sono bucate, stronzo! Me ne devi un altro paio!» ma questa volta era un video. Si era allungata davvero i capelli fino ai seni, ora biondi e lisci, un tempo riccioli rossi sino alle orecchie.
Con il mascara scuro sugli occhi e il rossetto nero che avevano soprannominato assieme “Orgasmo in Nero”. I suoi occhi erano sempre riconoscibili e l’intensità con cui lo mangiavano attraverso il video, fece bagnare un po’ il glande di Mauro. E ancora non si erano visti…

L’aereo era atterrato e Mauro la vide arrivare: con il suo trolley, l’impermeabile beige che le copriva le forme, il sorriso più sfavillante che le avesse mai visto: il cuore di lui perse qualche colpo. Era diversa davvero, eppure bellissima: persino il trolley che teneva con la mano guantata aveva un che di sexy per come lo impugnava. Era certo che se avesse voluto, lo avrebbe trasformato in un sex toy con la sua mente perversa.
Lei lo cercava, facendo attenzione che altre figure maschili non le si avvicinassero: era diventata, si sentiva, femme fatale come non lo era mai stata.

Poi lo vide e urlò.
« FACCHINO! Qui, morto di fame! Vieni a lavorare, muoviti! Subitissimo!» cinguettò con voce squillante, sorridendo sorniona al pensiero delle persone che si sarebbero voltate, e di lui che accorreva, a rotto di collo da lei.
Davanti a lei si fermò, gli occhi lucidi, e la maschera da Padrona si scansò di lato in rispetto ai sentimenti della Donna.
Le sue vere emozioni di gioia si fecero vive e iniziò a piangere e sorridergli.
« Portami a casa, prima che mi coli il mascara. Stronzetto mio!» disse con voce tremante, mentre la Padrona e la Donna si alternavano sbattendo la testa e litigando su chi aveva diritto di precedenza…
Mauro portò il suo trolley e non disse una parola, rimirandola con gli occhi, in attesa che la Diva che amava gli desse parola, così come si erano lasciati l’ultima volta.

« Non mi rivolgerai la parola finché non te lo dirò. Quando sarò di nuovo da te, mi farai sentire ancora in Potere su di te? Lo vuoi, Mauro? Se lo farai saprò che mi ami ancora. Io non ho diritto a pretenderti per tutto questo tempo, ma se mi farai almeno sognare il tempo di rivederti, sarà abbastanza per me. Almeno questo, me lo concederai?», gli chiese prima di salire sull’aereo.
E lui annuì, senza proferire parola: per tutto l’intero anno non fece sentire la sua voce.

Stava guidando mentre lei accanto non osava toccarlo. Non aveva ancora parlato. La tensione le faceva battere il cuore come un tamburo. Si era quasi pentita di quel gioco erotico di dominazione e sottomissione, ma era anche eccitata al punto di sudare. Non osava leggere il suo volto, ne aveva quasi timore.
Mauro rallentò, solo per guardarla ma implorante di poterle parlare.
« Amore, sei ancora mio allora… Mi hai atteso un anno. Oggi ti premierò per la tua pazienza. Sei stato davvero un bravo stronzetto, molto molto bravo. Come premio, oggi, ti do il mio consenso a divertirti. Stanotte voglio che non ti trattieni. Fammi pure male, stasera ho voglia di te o morirò, hai capito? Appena saremo a casa potrai dirmi e farmi tutto quello che vuoi, per tutta la notte, sino all’alba…insieme.» gli mormorò all’orecchio.

Mauro accelerò, toccando i limiti di velocità, mentre Marcy scostava il suo impermeabile beige mostrando una sottoveste semitrasparente. Non portava le mutande e accavallando le gambe, tentò il suo uomo, in visibilio alla vista che lei stava concedendogli in diretta.
Era da un anno che non guardava in mezzo alle sue gambe. Grugnì, come quando erano a letto, per incitarla. A lei tremò il labbro, eccitata e pensierosa se non dare un altro ordine e farlo in macchina, all’aperto.
Ma Mauro l’anticipò. Cambiò strada e si diresse in aperta campagna, nella strada che dava ai campi.
Marcy vedeva gli occhi assatanati di lui di sottecchi e rise divertita, aveva proprio dato di matto.
Fare l’amore nudi nei campi con la paura di venire scoperti? E perché no!?

Si preparò togliendosi i guanti e l’impermeabile. Quando vide che c’era una tenda in uno spiazzo vicino ai campi pensò ad un probabile campeggio. Dalla tenda usciva luce, segno che qualcuno era dentro.
Marcy sospirò.
«Pazienza. Scegliamo un altro posto.» disse uggiosa.
Mauro invece piantò con i freni e spense il motore, togliendo rapidamente le chiavi.
Marcy scuoté il capo divertita mimando un “nooo nooo” e fece per chiudere la sicura della portiera.
Mauro la disattivò e le disse: «Siamo a casa, Sconcezza: l’ho affittato questo campo…vieni dentro.» . Festeggiò alla vista stupefatta di lei, che aveva ben colto le parole di lui.
Le porse la mano come un cavaliere, e lei accettò: con la sola veste trasparente, seguì l’uomo, iniziando a spogliarlo della camicia e sfilandogli la cintura dai pantaloni.
Arrivarono alla tenda nudi.
Mauro aveva il cazzo porpora e gonfio.
Marcy in silenzio si mise a gambe e braccia divaricate, pronta per tutte le sue attenzioni.
Il glande ritto e scappellato era già umido da tempo, quando la piuma di Mauro iniziò a solleticarne le basi, sotto i bordi della cappella.
I gemiti di Marcy sembravano l’esalare di una bestia sfinita, più simili ad un parto che ad un amplesso.
Mauro prese a masturbarsi furiosamente di fronte a lei venendo sul pene di lei e masturbandole il glande con il suo seme, fino a farla venire.
Questo fu l’inizio della loro serata assieme…

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