Devi sapere che...

“Lettera a una discriminazione di genere” di Beatrice D’Abbicco

Considerando l’attuale problema del Gender gap nel lavoro, sembra ancora opportuno riflettere sulle motivazioni di questa divisione. Esistono statistiche, studi, articoli e moltissimi altri modi in cui affrontare l’argomento. In questo caso si tratta di una semplice lettera. Una lettera indirizzata simbolicamente, con un pizzico di ironia, al problema stesso.

Carissima discriminazione,
alla luce delle difficoltà riscontrare in ambito lavorativo, sentiamo il dovere di porgerti le più sentite scuse a causa della nostra condotta.
Scusa se ogni tanto osiamo rispondere a tono alle tue benevoli imposizioni.
Scusa se ci permettiamo di esporre un pensiero da una posizione subalterna.
Scusa se non siamo abbastanza intelligenti e preparate per riuscire a guardare in faccia il nostro capo dopo che ci ha molestate.
Scusa se l’estetica, talvolta, condiziona qualche tuo giudizio sulla nostra professionalità.
Scusa se nei master conseguiti non ci hanno addestrate sufficientemente a sopportare la svalutazione quando svolgiamo mansioni “maschili”.
Scusa se presenziando a un convegno veniamo scambiate per “eccezioni”, in quanto donne di cultura. Scusa se, dunque, è più facile che ai convegni non ci chiamino.
Scusa se la nostra voce parla a microfoni spenti.
Scusa se non abbiamo le skill adatte all’avanzamento di carriera in un mondo così ben disposto nei confronti delle donne.
Scusa se non bastano i fondi, le iniziative e le quote di genere finché non cambia la cultura, a partire dall’educazione.
Scusate se dirò al mio compagno che dovrò scegliere tra lavoro e maternità.
Scusa se, come si suol dire nei più beceri discorsi da spogliatoio, non abbiamo la “stabilità emotiva” idonea alla leadership come il cinico collega molestatore e quindi non meritiamo la sua stessa promozione.
Scusa se proponiamo modelli di funzionamento al passo coi tempi, più inclusivi e umani.
Scusa se la valutazione del nostro colloquio è compromessa dallo stereotipo che cerchiamo di combattere.
Scusa se ricorriamo alle quote per inserirci in un mondo fatto a misura d’uomo, pur senza il merito di avere “gli attributi”, il passepartout.
Scusa se persistiamo nella ricerca, nei dati, nei fatti e nell’evidenza per descrivere tutto questo. Una discriminazione talmente interiorizzata da interpretare persino un diritto come futile capriccio di una categoria congenitamente inferiore. (In fondo, tutto è possibile sotto la lente distorta del pregiudizio).
Scusaci davvero se, nonostante i presupposti, restiamo.

Ci impegneremo ancora.

Beatrice d’Abbicco
e le Altre

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