Devi sapere che...

“IMPACT PLAY: da dove iniziare” di Kama

L’impact play è la pratica consensuale in cui una persona (bottom) viene ripetutamente colpita da un’altra persona (top). All’interno dell’impact una pratica molto comune è lo spanking, ossia sculacciare, quindi ci si concentra solo sull’area delle natiche e la prima porzione di coscia.

Mi raccomando il consenso! Se aveste bisogno di un ripassino trovate un articolo qui.
Prima di qualsiasi altro discorso, è bene ricordare dove e con che intensità è possibile colpire. Questo schema seppur semplice, è molto utile per un primo approccio:

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Le aree verdi sono quelle in cui è possibile colpire senza problemi (ovviamente mi raccomando, buon senso: state facendo un gioco erotico, non picchiando a sangue qualcuno).

Le aree gialle sono quelle a basso rischio: è possibile colpire ma bisogna fare attenzione a diminuire la forza e il numero di colpi.

Le aree arancioni sono quelle ad alto rischio: qualsiasi colpo più forte di uno schiaffo è potenzialmente pericoloso perché lì ci sono vasi, nervi, ossa e organi importanti.

Le zone rosa sono quelle da non colpire mai per nessuna ragione al mondo.

Aggiungo, dato che nell’immagine non si vede, che le piante dei piedi sono zona gialla (e la pratica con cui si usa colpirle tramite strumento apposito si chiama bastinado).

Gli strumenti che si possono usare per questa pratica sono tantissimi e con effetti molto diversi, vediamo i principali:
paddle: strumento a forma di pagaia, con un manico più sottile per essere impugnato con una mano sola, e la parte usata per colpire più larga, può essere chiuso o presentare dei fori (la presenza di fori aumenta l’effetto aerodinamico e quindi il dolore per chi sta subendo). Di solito è realizzato in legno, ma ne esistono anche in gomma per un effetto più leggero. La sensazione è simile a quella che si prova con la sculacciata a mano, ma più intensa e si spande su una superficie maggiore
flogger: strumento formato da un manico da cui si dipartono varie strisce di pelle, può essere usato sia per colpire che per accarezzare, la sensazione varia a seconda del numero di strisce
frustino: avete presente quello da equitazione? Ecco, lui. La parte che si usa per colpire è l’occhiello alla fine dell’asta, il dolore che si prova, a differenza del paddle, è circoscritto ma intenso e bruciante. Volendo è possibile colpire anche con l’asta stessa, rendendo lo strumento più simile ad un cane e più doloroso
cane: in italiano bacchetta, è uno strumento lungo e sottile i più comuni sono in rattan o bamboo, ma se ne trovano anche in altri materiali come la fibra di carbonio ad esempio. Naturalmente materiali diversi regalano sensazioni diverse, ma data la conformazione dello strumento i colpi sono sempre molto intensi
whip: le fruste, qua si apre un mondo a parte ma evito di dilungarmi ora perché non sono uno strumento per principianti. Ne esistono tantissimi modelli ma sono pericolose ed è necessario allenarsi molto prima di utilizzarle su una persona: serve prendere dimestichezza col movimento e con la mira, sbagliare il colpo (sia in intensità che in posizione) potrebbe essere estremamente dannoso e irreversibile.

Oltre agli attrezzi “ufficiali” ce ne sono altri che sono oggetti di uso comune facilmente reperibili in casa e che possono essere utilizzati per l’impact: spazzole per capelli, cinture, asciugamani, cavetti (attenzione che questo è lo strumento in assoluto più doloroso, e bisogna prestare moltissima attenzione nell’usarlo, come per le fruste consiglio di prendere la manualità prima di cimentarvi con una persona), utensili da cucina come cucchiaio di legno, schiumarola, paletta, o insomma qualsiasi oggetto comune che sia liscio e piatto (posso dire con certezza che i cellulari si trasformano in interessanti strumenti di tortura).
E infine, un grande classico è la mano: sempre a disposizione ed efficace, usatela piatta e rigida con colpi dal basso verso l’alto.

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Vi lascio quest’altro grafico in cui sono mostrati per ogni strumento l’intensità del bruciore, del dolore e il tipo di segno che rimane.
Perché sì, da sapere è che sicuramente l’impact lascia dei segni, più o meno intensi, e che durano più o meno a lungo: alla fine di una sessione è importante prendersene cura idratando la pelle e se necessario disinfettandola.

Bene, ora che abbiamo visto dove colpire e che strumenti usare, come funziona una sessione?
Si può iniziare con colpi più leggeri “di riscaldamento” e aumentare man mano, oppure iniziare da subito a pieno regime in base alla vostra esperienza. Sia il numero che l’intensità media dei colpi variano in base al livello di sopportazione del bottom: non pensate di iniziare con cinquanta colpi intensi se non l’avete mai fatto. Le prime volte è meglio dare pochi colpi e fermarsi per chiedere un feedback al bottom: cercate di andare piano per capire cosa si è in grado di sopportare. Una cosa molto utile è contare il numero dei colpi (o farli contare al bottom), all’inizio magari andando di cinque in cinque, e una volta presa confidenza si può aumentare il numero da qualche decina fino a qualche centinaia se siete molto allenati. È comunque bene prendere delle pause tra una serie e l’altra per ricalibrarsi. La maggior parte dei colpi (70-80%) vengono dati sulle natiche, i restanti, alternando, nella striscia di coscia che si trova subito sotto.

Quando fermarsi? Non c’è una regola fissa, dovete ascoltare il vostro corpo, ma cercate di non strafare, non dovete dimostrare niente a nessuno. La regola d’oro è comunicare, sia dalla parte top per assicurarsi che stia andando tutto bene, ma soprattutto dalla parte bottom: non valete meno se chiedete di smettere, non continuate solo per compiacere l’altra persona, ricordatevi sempre che il limite lo fissate voi.

E dopo? Una volta finito è il momento dell’aftercare che no, non può essere tralasciato: nell’aftercare il top si prende cura del bottom. Se la pelle si è lacerata va disinfettata, si può mettere della crema idratante sopra i lividi per aiutare la guarigione, accarezzare il bottom, porgergli da bere, insomma qualsiasi attività di cura che riteniate adatta per voi. Io sono una grande fan delle carezze nell’aftercare, ma c’è chi assolutamente non sopporta di essere toccato in quel momento, quindi di nuovo chiedere è l’unico modo per fare bene.

Quando è possibile una sessione successiva? Non prima che tutti i lividi siano guariti, e questo è mandatorio. Spero non sia necessario spiegare quanto è pericoloso colpire una zona già danneggiata.

Bene, eccoci in fondo. Spero che questa breve infarinatura possa esservi utile per approcciare questa fantastica pratica. In caso di dubbi il consiglio migliore che ho è: chiedete a chi ne sa di più, non abbiate timore, nessuno nasce imparato. Stesso discorso vale per ogni volta che decidete di provare uno strumento nuovo: prima di usarlo informatevi molto bene su come utilizzarlo e quali sono i potenziali pericoli.

Stay safe, have fun!

[Kama ha pubblicato con Clitoridea un articolo sul consenso che puoi leggere “qui“]

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