Racconti

“Il carro” di Daniele

Illustrazione

Artwork “Gipsy Caravan” di William Crampton Gore

In Calle de Embajadores, il carro avanzava in solenne processione. Precedeva un gruppo di carri più piccoli, in una fila ordinata che era la spina dorsale di quel cigolante millepiedi.

Cling clang, cling clang

Gli abitanti della calle erano abituati al suono di ruote enormi e mal oliate, il cui fracasso fungeva da accompagnamento al mercato settimanale. Quello stesso suono, nel silenzio notturno, assumeva connotati sinistri e affascinanti. Sui lati del carro troneggiava, in consunte lettere di vernice rossa, la dicitura “Compagnia Dumitille”.

Cling clang, cling clang

In quei piccoli contenitori, i membri della compagnia si preparavano pigramente alla notte di viaggio verso Toledo. Madame Dumitille, che di quella compagnia era la proprietaria, contava di arrivare al punto prestabilito concesso al tendone nel primo pomeriggio, per poter allestire la scena per lo spettacolo serale. L’alloggio su ruote di Arnaud e Camille procedeva borbottando chiudendo la fila.

Cling clang, cling clang

Arnaud il mimo aveva lasciato Tolosa all’età di tredici anni per unirsi alla compagnia. Venne relegato, come è destino di ogni nuova leva, a mansioni da sguattero. Era stato introdotto all’arte della pantomima dal signor Lovinde, un bretone dal ventre molle e dalla bocca inspiegabilmente larga. Lovinde svolgeva con solennità la professione e aveva preso il giovane in simpatia. Camille, la clown, era stata grattata via dall’angolo di una fabbrica di pellame di qualche disgraziato sobborgo di Grenoble. Madame Dumitille non aveva avuto cuore di lasciare la creatura riversa sul selciato come un mucchio di pietre. La giovane aveva prima tentato di conquistare l’aria in qualità di acrobata, realizzando quanto le sue rovinose cadute fossero per gli altri motivo di risate fragorose. Non c’era centimetro del suo corpo che non avesse allenato a sostenere le gag più esilaranti, le cadute più spettacolari e i movimenti più improbabili.

Cling clang, cling clang

Vorrei che tu non leggessi così a lungo,” sussurrò Camille nella debole luce della lanterna. “Come dici?” rispose Arnaud.
Reggeva tra le mani una rinsecchita raccolta di poesie. La copertina, ormai illeggibile, era consunta al punto da separarsi dalle pagine. “Ho detto che vorrei tu non leggessi così a lungo. Mi da ai nervi. Mi da ai nervi e non posso farci nulla.”
“In effetti ho letto questo libro così tanto che finirà per ridursi presto in polvere, con buona pace dei tuoi nervi.” le sorrise il mimo.
“Io ti piaccio ancora, Arnaud?”. Le parole le scivolarono di bocca. “Come dici?”. Il ritmo delle loro conversazioni era spesso scandito dal bisogno di Arnaud di sentire Camille elaborare con maggior precisione i propri pensieri.

Cling clang, cling clang

Ti piaccio ancora, Arnaud? Ho la sensazione di sentirmi tremendamente sola, anche in tua presenza.”
Il piede di Camille, tornito ed elegante, aveva trovato dimora tra le gambe del mimo. Le piccole dita si muovevano minuziosamente, la pianta scivolava con un movimento rotatorio.
“È da almeno sei spettacoli che ritorniamo alla carovana senza che tu mi degna di uno sguardo. Avevi sempre così tanto bisogno di mitigare la tensione del pubblico, di tutti quegli occhi puntati su di noi. Non ti piaccio più, è così?”
Arnaud avvertiva l’aria scaldarsi nei polmoni. Poteva sentire il membro scalpitare al di sotto delle brache di scena.

Cling clang, cling clang

Oh, al diavolo!”
La giovane scattò in avanti, afferrando le brache del mimo e scoprendone le gambe sottili. Delicatamente gli strinse il membro tra le dita, accarezzandolo mentre si piegava in avanti.
“Andrà tutto bene”, il tono di Camille era quasi febbrile.
“Io e te adesso faremo l’amore e sarà bellissimo. Arriveremo a Toledo e la gente ci adorerà talmente da ricoprirci di fiori e denaro. Oh Arnaud, non sarà meraviglioso?”.
Il mimo avvertì una scarica di tensione lungo la schiena nel sentire le labbra della giovane avvinghiare la sua erezione. Sentiva il calore della saliva colargli lentamente sull’asta, espandendosi dalle labbra ancora parzialmente coperte dal trucco.

Cling clang, cling clang

Camille aveva un bel corpo, leggero e dalle forme timide. I piccoli seni dondolavano al ritmo della testa. Le gambe, dai muscoli asciutti, erano dischiuse ad accogliere una mano avida con la quale la ragazza si sfiorava, preparandosi ad accogliere il compagno. I loro corpi erano scolpiti dalle fatiche di scena e dalle gag agili con le quali mandavano il pubblico in visibilio.
Con un gesto deciso Arnaud tirò Camille a sé, sollevandole la canotta lisa e scolorita per poterle stringere il seno. Sinuosa, la ragazza scivolò sopra di lui. I fianchi procedevano a ritmo incerto, in attesa che Arnaud riuscisse a sincronizzarsi alla sua danza. Lo prese con decisione, lasciando colare senza vergogna il miele del suo desiderio sulle assi calde del pavimento.
“Ti desideravo così tanto. Voglio che tu mi prenda con tutte le tue forze,” gli sussurrò compiaciuta. Il mimo la circondava con le braccia, gli occhi chiusi nello sforzo di concentrare tutto se stesso nei fianchi e nelle gambe. Camille era calda, morbida, bagnata. I fianchi si muovevano in maniera alternata, come componenti di un macchinario ben oliato. Ad ogni discesa della clown, Arnaud era pronto a spingersi dentro di lei fino all’ultimo centimetro. Camille si tappò la bocca con entrambe le mani, i gemiti e il sudore ne deformavano il viso delicato. Gocce lattiginose di trucco le colavano dalla fronte.
“Credo…credo di stare per esplodere…” sussurrò tra le dita serrate. “Ti prego, dimmi di Toledo…” sembrava trattenersi dal rigettare su di lui cumuli di sillabe.
“Dimmi di Toledo. Dimmi della gente, dei fiori, del denaro e di quanto ci adorano…”. Il mimo le prese il collo, mentre la testa le scattava all’indietro. Le mani della giovane si dischiusero attorno al ruggito del suo orgasmo. Il carro, placido e ignaro, continuava a cigolare.

Cling clang, cling clang

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