Devi sapere che...

“Mi manca sentirti sulla pelle” di Marta Cottini consulente sessuale

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Artwork by @ellehell

La quarantena sta apportando dei forti cambiamenti in tutti noi, non possiamo far finta di nulla. Nessuno può sapere nello specifico cosa accadrà nel momento in cui potremmo uscire dalle nostre quattro mura. Possiamo solamente rimanere in attesa di quel giorno, di quel momento in cui riconquisteremo la nostra libertà. La reclusione forzata ci ha portato a riflettere molto sulle piccole cose che prima davamo per scontate e che ora sembrano così grandi e preziose da sembrare quasi ingestibili, da far mancare il respiro, da offuscare la mente.
Dal punto di vista psicologico la mancanza è una sensazione difficile da gestire, le reazioni potrebbero essere molteplici: scoppiare in lacrime, urlare, arrabbiarsi, chiudersi in sé stessi, pensarci troppo, ridere istericamente, parlarne di continuo, straparlare, avere mille pensieri in testa tanto da essere confusi, avere la sensazione che il cuore stia per esplodere e che il tuo petto non lo possa più contenere, girovagare per casa senza una meta o uno scopo, tentare di distrarsi e piangere di nuovo.
Nello specifico vi voglio parlare della mancanza del contatto fisico, umano. Nasciamo dando per scontato il senso del tatto, proprio come tutti gli altri sensi. Sarà banale ma ti manca davvero qualcosa proprio nel momento in cui non la puoi avere.
Mi riferisco a tutte le strette di mano che abbiamo dato nell’arco della vita prestando più attenzione a dire il nostro nome piuttosto che ascoltare e memorizzare quello dell’altro. Abbiamo mai fatto veramente caso a quella stretta? Alla sensazione che ci lasciava? Lo abbiamo fatto solo in quei casi in cui c’era chi te la stringeva troppo forte o a chi la dava molto piano, la classica mano morta, o a chi l’aveva troppo sudata. Ma tutte le altre? Non ce ne ricordiamo nessuna…sono finite tutte nel dimenticatoio confondendosi l’una con l’altra.
Gli abbracci. Quelli della mamma, del papà, della sorella, del fratello, del partner, dei figli, degli amici, delle persone care così pieni di affetto e di calore dati per consolarti, sostenerti, per farti sentire che non sei solo perché loro sono al tuo fianco. Quegli abbracci dati a una persona appena conosciuta perché dopo una battuta, una risata o un racconto di un’esperienza è come se fosse parte della tua vita da sempre. Quegli abbracci dei bambini che con lo sguardo rivolto verso l’alto ti insegnano davvero cos’è l’amore, la malinconia della mamma, il dolore di una sbucciatura. Quegli abbracci dei nonni che non potrai riavere più. Quegli abbracci dati all’amica o all’amico “anaffettivo” che tenta di tirarsi indietro ma che in realtà, sotto sotto, è contento di riceverlo dalle tue braccia.
I baci dati sulle guance, sulla fronte, sulle mani, sulla bocca, sul collo, sulla pancia… a quei baci dati per augurare il buongiorno o la buonanotte. A quei primi baci all’inizio di una relazione, dove la passione intreccia le lingue e unisce le salive. A quei baci che sono il porto sicuro, una certezza.
Mi riferisco al contatto della pelle contro quella dell’altro: lo sfiorarsi delle dita mentre ti passi il sale o il vino a tavola, del sedersi in braccio a chi ami, del fare la doccia o la vasca insieme al partner, scontrarsi con le spalle di chi ti cammina a fianco, chi ti prende per mano, chi ti copre gli occhi per farti una sorpresa.
I rapporti sessuali in cui sfiori, baci, lecchi, palpi ogni centimetro della pelle dell’altro. Dove l’unione dei corpi ti porta in un’altra dimensione, ti fa dimenticare le mille preoccupazioni o chi ti ha fatto arrabbiare al lavoro. Quando potremmo tornare a rivivere tutto ciò? Quanto tempo passerà prima di ripesare alla lista della spesa o alla consegna di un lavoro o alle bollette da pagare mentre faremo sesso? Quante volte avete pensato: “sarò ancora capace?”. Certo, perché non importa da quanto tempo tu sia single o da quanto tempo non vedi il tuo partner, è questo il momento in cui ci stai pensando davvero e in cui ti rispondi con ironia “alla fine è come andare in bicicletta o guidare, dai!”.
In quante descrizioni vi siete sentiti letti nel pensiero? Alla fine, non siamo poi così diversi! L’uomo è un animale sociale, un’anima. Non importa se sei uomo o donna, quale sia il tuo orientamento sessuale, la tua razza, la tua cultura, il tuo livello di studi. Il contatto fisico. Non sei l’unico che sta credendo di impazzire senza o che si domanda se sarà in grado di rifare tutto ciò una volta che potrà uscire.
Arrivati a questo punto della lettura ci siamo commossi, abbiamo fatto un accenno di un sorriso, lo stomaco si è ingarbugliato o abbiamo fatto qualche piccolo ghigno. Ma qual è il punto? È come se stessimo vivendo una sorta di lutto che non riusciamo ad interiorizzare. Quindi cosa ce ne facciamo di tutte queste sensazioni ed emozioni? Accoglierle! Non c’è altro da fare, la soluzione sta nell’ascoltarsi. Non essere troppo cattivo o giudicante nei tuoi confronti, le sensazioni negative vanno vissute appieno come quelle positive, anche se non lo vorresti.
Accogliamo la paura perché non ci sarà solo quella legata al contagio, ci sarà anche la paura di scoppiare in lacrime di gioia al primo contatto fisico oppure quella di non accettarlo più ritraendosi.
Da psicologa e consulente sessuale il mio intento non è quello di darvi una soluzione per sopperire la mancanza. Siamo tutti diversi, ognuno con le proprie peculiarità e i propri limiti. Non c’è una soluzione universale che vada bene a tutti. L’unica cosa che posso fare attraverso queste righe è farvi riflettere. Non possiamo sapere cosa succederà, possiamo solo pensarci vagliando tutte le opzioni facendole scorrere nella nostra testa. La verità la vivremo sul momento e il regalo più prezioso sarà quello di fare caso ad ogni piccola percezione, sensazione ed emozione. Se ci accadrà di reagire in un modo inaspettato che non ci aspettavamo, può essere fondamentale chiedere aiuto a un professionista. Ascoltarsi e volersi bene non è un processo così semplice come sembra, una volta che torneremo alla nostra libertà dovremo fare attenzione ad ogni nostra piccola reazione. Torneremo a vivere ma questa volta con più attenzione.

Puoi seguire Marta sul suo profilo Instagram “qui“.

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