Racconti

“Gocce di luna” di Ensa Fagnano

Stefania Chiesa - 'Luna (Tigre Bianca)' Artwork Stefania Chiesa – ‘Luna (Tigre Bianca)’

Le notti di luna piena sono le migliori per fare due passi nei boschi, l’aria è fresca e le lucciole delineano le curve dei sentieri. L’atmosfera è tetra solo all’ombra, e a volte sembra che i raggi di luna riscaldino tutto ciò che toccano, soprattutto la pelle. Le notti di luna piena sono le migliori per sentire, per sentirsi.
Il tragitto per raggiungere l’apice della collina è lungo, le panchine di legno sono poche, riposiamo ad intervalli, io e lui. Il torrente è quasi pieno, e il rumore dell’acqua che colpisce le pietre accompagna quello degli alberi e degli uccelli notturni. Chiacchieriamo percorrendo il sentiero più illuminato, raccontando aneddoti di vita vissuta.
Comincio io, di solito, un racconto nuovo ad ogni sosta. Ci sediamo sulla prima panchina, ci sono tracce di vernice colorata e qualche tavola scheggiata. La luna illumina i nostri corpi dal lato destro e lui ascolta le mie storie guardandomi negli occhi.
Racconto di una sera passata tra amiche, una di quelle sere improvvisate per stare insieme, cenare tardi, uscire e fare l’alba. Siamo in tre, restiamo a cena nell’appartamento di Hanna, una ragazza ucraina trasferitasi da poco, e conosciuta durante il corso di letteratura straniera. Hanna ha il viso di porcellana, contornato da lunghi e biondi ricci, a volte le piace legarseli con dei pennarelli, ne ha tantissimi nella sua stanza, ama dipingere e alcuni dei suoi quadri fanno da sfondo sulla parete del salone.
Eliana è la classica tipa folle del gruppo, tutta pepe, la mora alta con gambe da capogiro che non ostenta mai la sua notevole bellezza. Ha una passione spropositata per le labbra, le osserva, le studia, credo abbia inventato anche dei nomi bizzarri per le varie forme.
La serata insieme trascorre tra cena leggera accompagnata da del buon vino, musica e discorsi sul cinema europeo e le preferenze di generi.
Si fa l’alba e decidiamo di rientrare a casa, dopo un paio di drink al solito locale. Facciamo a turno ad usare il bagno, comincio a spogliarmi in camera, Eliana vuole farsi una doccia rilassante prima di andare a letto. Hanna si lega i capelli con un pennello con la punta di colore blu e mi porta delle lenzuola. Dopo qualche minuto, siamo in camera, il sonno e la stanchezza si fanno sentire e non passa molto tempo prima di addormentarci.
Non abbiamo corsi durante il fine settimana, abbiamo dormito liberamente senza alcuna sveglia.
Sono le 9:45 del mattino e mi sveglio assetata. Mi alzo lentamente per raggiungere la cucina, Eliana è già lì che fruga nei mobili per cercare qualcosa da sgranocchiare. Le chiedo di Hanna, lei dorme ancora. Suggerisce di andare a svegliarla di colpo. Parla mentre si lancia sul divano, col seno che le sobbalza mentre le scivolano dei cereali dalla mano, cercando di mangiarli in un sol boccone.
Entriamo in punta di piedi nella stanza di Hanna, c’è poca luce, io e Eliana ci guardiamo per sincronizzarci e tirarle via le lenzuola di dosso per svegliarla. Pochi istanti e la scopriamo totalmente nuda, posizionata a pancia in su, con i ricci che le coprivano leggermente i seni e una gamba piegata in su. La luce soffusa e l’atmosfera dei colori della stanza la rendevano così seducente, e lo stesso effetto vale per Eliana, che non perde tempo a chinarsi sulle sue gambe per baciarle, in modo lieve e discontinuo. Passa alle labbra, le osserva con attenzione, e sussurra verso di me che ha voglia di baciarla. Hanna muove la testa, ma non si sveglia, e dopo pochi istanti di esitazione, le sfioro il seno per spostarle i capelli e comincio a baciarle i capezzoli. Eliana sorride e continua ad assaggiarla, come se fosse un freddo ghiacciolo che comincia a sgocciolare.
Non faccio in tempo a finir di raccontare cosa è successo dopo, mi ritrovo con le mani di lui tra le gambe, mentre si sbottona i jeans in modo prepotente. Il racconto lo aveva stuzzicato, ed è così eccitato che in pochi istanti la luna illumina il suo pene appena inumidito dalla sua saliva. E’ quasi ipnotico sotto quella luce e, dopo aver assaggiato la sua pelle, mi prende in braccio a cavalcioni su di lui. Stringe con forza il mio seno mentre con l’altra mano sbatte verso giù i fianchi, lasciando le impronte delle sue dita sul gluteo. Ansimiamo l’una sulla spalla dell’altro, e prima di venire mi lascia scendere, così da poter guardare ogni istante di piacere sotto quella luce argentea. Continuo a toccarmi e quelle gocce di luna schizzano quasi a rallentatore in un libero orgasmo.

Ensa Fagnano ha pubblicato altri due racconti con Clitoridea.

Puoi leggere “Il patto delle onde” cliccando qui e “Proiezioni” cliccando qui.

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