Devi sapere che...

“Consenso: le basi” di Kama

Parlo spesso di consenso, quasi fino alla nausea, ma lo faccio perché la ritengo una cosa importantissima e imprescindibile. Ho iniziato ad interessarmene attivamente qualche anno fa, mentre cercavo di uscire da un periodo piuttosto doloroso, e da allora ho dovuto rimettere in discussione tantissime esperienze della mia vita, nel bene e nel male: diventare cosciente di alcune di queste esperienze è stato devastante, ma cominciare ad applicare la cultura del consenso a 360° mi ha resa più libera e sicuramente più felice.

Vorrei fare una precisazione prima di iniziare: il consenso di cui parlerò non ha a che fare con la legge, quella oltre ad essere arbitraria non è roba mia. Ha invece a che fare con le interazioni tra esseri umani, che è cosa che riguarda tutti.
Nello scrivere ho deciso di usare il maschile neutro per comodità, ma chiaramente leggetelo declinato a qualsiasi genere.

Ho deciso di titolarlo “consenso: le basi” perché tutto quello che dirò è appunto la base minima di partenza per essere persone decenti, quindi non vi meritate una medaglia se agite costantemente la cultura del consenso nelle vostre interazioni, state semplicemente applicando le basi. Per carità, sono assolutamente necessarie, ma non aspettatevi applausi o il nobel per la pace.

Consenso significa conformità di voleri, detto semplice: io voglio la stessa cosa che vuoi tu, allo stesso modo, nello stesso momento.
Questo dovrebbe far capire che il consenso è dinamico, cioè non è qualcosa che do una volta per sempre, perché nel tempo il mio volere può cambiare e non essere più identico al tuo.
È importante che io sia in grado di esprimerlo, tu di comprenderlo e rispettarlo.

Il consenso è la base di qualsiasi interazione umana, e questo è un punto fondamentale. Non pensate che sia una prerogativa della sessualità. Quindi sì, riguarda amici, familiari, sconosciuti, conoscenti, colleghi, tutti. Questo va tenuto a mente ogni volta che si interagisce con qualcuno. Sempre.
Se ancora non si è abituati a farlo, bisogna imparare a chiedere il consenso senza dare nulla per scontato: non siamo in grado di leggere nella mente di nessuno, quindi l’unico modo che abbiamo per sapere cosa una persona vuole o non vuole, come si sente riguardo a qualcosa, è chiederglielo. Non c’è un’altra strada. E se non si è sicuri, magari perché si nota una discrepanza tra linguaggio verbale e non verbale, buona cosa è chiedere conferma e assicurarsi che l’altra persona sia a suo agio. Chiaramente meglio si conosce una persona, più è facile cogliere questi segnali ed eventualmente correggere l’azione.
Faccio un esempio per far capire meglio: se una persona viene da me e mi dice “ti devo assolutamente raccontare questa cosa” e io rispondo “no, ora non mi va di sentire” e la persona replica “vabbè non fa niente te lo racconto lo stesso” e inizia a raccontare, ecco in quel momento il mio consenso sta venendo violato. Stesso discorso se io rispondo “ok” ma lo faccio magari sbuffando per farti un piacere senza davvero volerlo.

Mi soffermo ancora su questo punto perché ci tengo particolarmente a che venga compreso. Imparare a chiedere, ad esplicitare il proprio volere ed eventualmente rispondere di no, è importantissimo. Culturalmente non siamo abituati a farlo, quindi all’inizio può risultare un po’ macchinoso, ma facendo pratica vi accorgerete che non lo è affatto. Anzi vi assicuro che farà sentire l’altro considerato e importante ai vostri occhi, ed è una sensazione bellissima.
L’unico modo per renderla normale prassi nel quotidiano è allenarsi a chiederlo e a esprimerlo. Non è per forza necessario fare una domanda per tutto, un’alternativa è dichiarare la propria intenzione e aspettare il permesso da parte dell’altro.
Ricevere dei no ci potrebbe destabilizzare, perché lo viviamo come un rifiuto della nostra persona. Ma non è così. Dire no significa semplicemente che non abbiamo voglia di fare una certa cosa in un determinato momento, e non c’è niente di male in questo. Succede. L’importante è utilizzare una comunicazione aperta che ci permetta di essere chiari e onesti con i nostri interlocutori. Ogni volta che dite no per intendere sì o viceversa non state agendo la cultura del consenso, ma anzi la state attivamente ostacolando. E questo non ha influenza solo su di voi, ma su tutti quanti, quindi tenete a mente che le vostre azioni hanno ripercussioni più grandi di voi, e imparate a comunicare quello che realmente volete comunicare.

Ora entriamo nello specifico e vediamo quali sono le caratteristiche del consenso, che in parte ho già accennato sopra. È necessario che il consenso sia:
VALIDO: deve provenire dalla persona interessata e non da altri, in un momento in cui questa sia in grado di intendere, volere e agire (nessuno può dire al mio posto cosa voglio o non voglio, e per poterlo dire devo essere pienamente cosciente);
LIBERO: non devono esserci coercizioni di sorta e deve essere revocabile in qualsiasi momento (non pensate alla coercizione solo come una pistola puntata alla tempia, perché è molto più comune che sia invece subdola e meno evidente);
INFORMATO: tutte le persone coinvolte devono essere a conoscenza di tutto quello a cui stanno acconsentendo, delle condizioni di partenza e delle conseguenze (questo richiederà poco tempo per le cose più semplici e che si conoscono o che si è già fatte, mentre potrebbe richiederne di più per qualcosa di nuovo o più complesso, ma è un tempo che è assolutamente necessario usare);
PARITARIO: non ci devono essere squilibri di potere tra le persone coinvolte (ovviamente questo prima di acconsentire, infatti posso anche dare il mio consenso affinché poi qualcuno eserciti un potere su di me);
ATTUALE: non è detto che se ho acconsentito a fare una cosa due ore fa, adesso ne abbia ancora voglia. Dunque è necessario accertarsi che vada ancora bene, chiedere, riconfermare. In ogni caso non devo mai presupporre di avere il consenso dando per scontato qualcosa, perché rischio di fare del male a qualcuno. Non ci vuole nulla a perdere qualche secondo per assicurarsene.

Chiarito questo, possiamo vedere il consenso come uno sforzo di collaborazione attiva per il benessere delle persone coinvolte. In fondo non vogliamo solo che noi e le persone con cui interagiamo stiano bene e si sentano a loro agio? Ecco, per farlo è necessario attuare la cultura del consenso. Ricordiamo che ognuno ha necessità diverse e che magari ci paiono strane e non capiamo, ma vanno comunque rispettate.

Ancora non vi è chiaro qualcosa? Per voi c’è un video carinissimo su YouTube che si chiama Tea Consent. Siccome a me il tè non piace proprio per niente, cercherò di riassumere i punti salienti sostituendolo con una torta. Prendiamo due personaggi A e B e vediamoli interagire:

SITUAZIONE 1
A: hey, ti va una fetta di torta?
B: oddio sì, che bello, super grazie!

Cosa vediamo da questa interazione? A sa che B vuole la torta, quindi ora possono mangiare la torta assieme. [consenso valido, libero, informato e paritario].

SITUAZIONE 2
A: hey, ti va una fetta di torta?
B: mmm boh non so, non sono sicuro.

Qui A può preparare la torta oppure no, ma deve considerare il fatto che B potrebbe rifiutarla. E se B decide di non mangiarla, A non deve in alcun modo mettergliela in bocca e fargliela mangiare. Solo perché A ha preparato la torta, non significa che sia autorizzato a vedere B mangiarla. [chiedere conferma].

SITUAZIONE 3
A: hey, ti va una fetta di torta?
B: no, grazie.

In questo caso A non deve assolutamente preparare la torta. Non deve costringere B a mangiarla e non deve scocciarsi per il fatto che B non vuole la torta. [assenza di consenso].

SITUAZIONE 4
Potrebbe anche succedere che B risponda “sì grazie, gentile da parte tua”. E poi quando la torta è pronta non la voglia più. A può essere scocciato da questo, dal momento che l’ha preparata, ma comunque B non è obbligato a mangiarla. Alcune persone cambiano idea nel frattempo, ed è ok. E noi non dobbiamo insistere né costringerle a fare alcunché. [consenso libero e revocabile in qualsiasi momento].

SITUAZIONE 5
Se B è incosciente A non deve assolutamente preparare la torta. Le persone incoscienti non vogliono una fetta di torta e non possono rispondere alla domanda “hey, ti va una fetta di torta?”, appunto perché sono incoscienti.
Magari B era cosciente quando A ha chiesto e B ha risposto di sì, ma poi nel tempo in cui A ha preparato la torta, B è diventato incosciente. A questo punto A dovrebbe solo mettere da parte la torta e assicurarsi che B sia al sicuro. E soprattutto A non deve assolutamente far mangiare la torta a B in questo stato.
Se invece B vuole la torta, inizia a mangiarla e sviene prima di finirla, A non deve continuare a fargliela mangiare ma deve portare via la torta e assicurarsi che B sia al sicuro. Ricordate: le persone in stato di incoscienza non vogliono mangiare torta. [consenso valido].

SITUAZIONE 6
B ha accettato la fetta di torta sabato scorso, non significa che la voglia ogni giorno. E non vuole che A arrivi inaspettatamente a casa sua con la torta in mano e lo forzi a mangiarla ricordandogli che la settimana scorsa aveva accettato di mangiarla. Oppure B non vuole svegliarsi e trovare A che gli sta facendo mangiare la torta dicendogli che l’aveva accettata la sera prima. [consenso attuale].

L’esempio della torta è molto molto semplice, ma applicate questo modus operandi per qualsiasi interazione e sarete esempi della cultura del consenso, cosa di cui abbiamo un gran bisogno.

Spero davvero che questa panoramica vi abbia reso le idee più chiare. Se vi interessa approfondire il discorso vi consiglio due letture: “Ask: building consent culture” di Kitty Stryker, e “Asking for it: the alarming rise of rape culture and what we can do about it” di Kate Harding.
Adesso che sapete queste cose non potete più fare finta di niente, non potete riavvolgere il tempo che avete usato per leggerle e non saperle di nuovo. Quindi siete responsabili delle vostre azioni ogni volta che scegliete oppure no di agire la cultura del consenso. E mi auguro sinceramente che scegliate sempre di agirla.

Puoi trovare l’account Instagram di Kame cliccando “qui

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