Poesie

Poesie di Elleggi

Carlos-Leon-11 (1)
     (Carlos Leon Salazar)

Una cosa sola

Custodivo l’odore finché non ritrovavo, tra le sue gambe, l’unica strada
per arrivare dentro lui
ed essere, con lui, una cosa sola.

Lasciavo che il fiotto mi attraversasse fiero perché fosse mio,
diventasse me, come il cibo che unisce uomini e dei.

Non alzavo lo sguardo una volta in più che la prima,
restava impressionato nel cuore il tormento dei suoi occhi infelici,
persi per amore perduto.

Avrei lacerato le mie carni,
bevuto il mio sangue
per vederli inondati di felicità, insopportabile condanna
la mia impotenza
nel buco nero del suo dolore.

Cercavo nei tessuti rilassati
la mappa di un piacere arcaico
che i piccoli ripetono a memoria con le loro dita leggere,
custodi del ricordo
di un abbandono senza difese.

Come un telegrafo
a colpi di labbra e lingua
ripetevo dentro me
la mappa dei miei sensi
e tracciavo una promessa di piacere mentre la sua pelle si tendeva
e pulsava e cresceva
togliendo fiato alla mia gola,
gocce leggere scivolavano giù
chiamando una carezza più intensa.

Era quello il momento
ed eravamo soli,
spazzati i fantasmi presenti,
diradati i ricordi,
un attimo di eterno,
come il tocco del becco
sul guscio che si schiude,
come il soffio del bocciolo
che separa i petali,
la fonte che sgorga dalla pietra
e feconda il deserto,
la vita che sorge.

Ed era mio, solo mio.
Nessuno avesse ripetuto
prima o dopo,
nessuno poteva avere dentro
-mai lo stesso-
ciò che avevo io, allora,
ciò che di lui, dentro me, diventava me.
Una cosa sola.

Come senape e menta 

E ritrovo al mercato,
nelle carovane di cibo,
il gusto delle tue dita
che giocano dentro me.
E le sento passare
nel profumo di senape e menta
come quando tornano
stanche e umide
sulla mia guancia calda
che ancora trema
e chiede di te.

Eccomi

Apre, come nuova,
l’antica strada del piacere
che non genera
e non segna.
Lento scivola,
piano avanza,
valica il passo
ed il respiro cresce.
Affonda il valido guerriero
tra le natiche tonde
il suo corpo magnifico mi copre,
scosso come in preda a febbre fredda, le braccia al petto per trattenere il cuore.
Lento il piacere supera il dolore,
lento risale e salva la paura
di prima, di poi
ed eccomi,
io sono lui,
dentro di me.