Racconti

“Alla luce della luna” di Neve

Fardinando Scianna(Fotografia di Ferdinando Scianna)

Mi chiesi cosa mi avesse fatto avventurare in un sentiero di campagna con un uomo appena conosciuto sul treno. Era estate ma l’aria non era abbastanza calda.
Leggeva Siddharta e aveva lo zaino pieno di libri.
“Dove scendi?” mi chiese.
Farfugliai qualcosa. Ci scambiammo solo poche parole. Ero piuttosto annoiata, partita all’improvviso, senza libri con me. Andavo a trovare l’uomo con cui avevo iniziato una relazione, volevo fargli una sorpresa. Speravo che quelle ore passassero in fretta e nell’attesa scrutavo questo sconosciuto che leggeva con calma. Non aveva l’aria da intellettuale. Le mani lo tradivano. Faceva un lavoro pesante, il muratore, il fabbro forse. Fantasticavo.
Alla mia fermata, senza dire niente, mi prese la valigia dallo scomparto e me la poggiò davanti con delicatezza, un sorriso e il suo numero. Poi si allontanò verso l’uscita del treno, poiché le nostre fermate coincidevano. Lo vidi attraversare i binari di corsa, invece di usare il sottopassaggio. L’istinto e il calore della fica che si bagnava, dopo quel gesto, mi dicevano di chiamarlo. Ma non ce ne fu bisogno. Si avvicinò, come se avesse programmato tutto. Come se fosse naturale.
“Andiamo in quel posto dove c’è la vista panoramica?” mi chiese. Naturalmente risposi di sì.
La vista panoramica è lungo un tragitto immerso nelle colline. Dopo qualche stradina tortuosa apre lo sguardo sul paese. È un posto romantico, da coppiette innamorate o coppie collaudate in cerca dei sospiri iniziali.
Durante il tragitto non parlammo granché, a malapena sapevamo i rispettivi nomi e qualche banalità sulle nostre vite.
Era buio. La noia, il silenzio e la voglia di cancellare l’imbarazzo mi spinsero ad accorciare i tempi e mentre guidava gli aprii la cinta e misi la mano nei pantaloni. Gli sfiorai l’inguine e sentii il calore che emanava il suo corpo. Mi lasciò fare, senza nessun cenno di assenso. Le palle erano gonfie e grosse, iniziai a toccargli l’uccello senza fretta, lentamente. Non tradivo il senso di urgenza che avevo di farmi sborrare in bocca subito, senza neanche scopare. Ma lui sembrò sentirla. Di colpo levò la mia mano con violenza dal suo pisello ormai duro e mi allargò le gambe con forza. Senza troppi convenevoli, le sue dita entrarono nella mia fica che si schiudeva adeguandosi alla sua irruenza. Si fermò di colpo al bordo della strada. Scesi, sfilai le mutandine, aprii le gambe e mi appoggiai sul cofano.
Lui sorrideva, non si scompose dall’inizio del nostro incontro. Per tutta risposta, mi strappò di dosso la maglietta. I miei seni erano nudi, ero rimasta solo con la gonna, mentre il pensiero di venire scoperti mi arrapava e mi spaventava allo stesso tempo. Cercai di scacciare i pensieri della macchina del mio compagno o di qualcuno che ci conosceva, che ci poteva beccare facilmente.
Con un gesto sicuro mi infilò l’uccello dentro e si fermò per godere meglio del controllo che aveva sul mio piacere, come se fossimo in un luogo comodo e tranquillo. Senza fretta.
Mentre mi guardava, con una mano mi teneva un fianco e con l’altra mi sbatteva sul cofano. Vedevo solo il cielo e sentivo un cazzo mai conosciuto prima che mi penetrava con un ritmo imprevedibile. Ansimavo mentre sentivo il rumore delle macchine passare. Mi giravo e vedevo gli occhi dei passeggeri. Sentivo che mi guardavano, che rallentavano, ma ero troppo impotente per coprirmi, troppo fuori controllo per smettere di godere. Il cazzo mi entrava dentro veloce per farmi venire e regalare la vista della fica che si bagnava e si contraeva a un pubblico di occhi in penombra. Sentivo il suo cazzo irrigidirsi, sborrare davanti a me, facendomi guardare e basta. Fu una punizione non sapere che sapore avesse. Mi sentivo piena, stanca dal piacere e affollata di sensazioni. Provavo curiosità verso quell’uomo misterioso, ma decisi di farmi accompagnare alla stazione. Non avevo più la maglietta, solo il giacchetto e la gonna. Qualche minuto per trovare una scusa da raccontare al mio ragazzo, che quando arrivò era felice di vedermi e trovava sexy l’idea di aver tenuto solo il giacchetto.

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