Racconti

“Dentro di me” di Elena Ramella

Screenshot_20190401_200041

(Fotografia di Fabrizia Milia) – si consiglia la lettura del racconto con “questa“.

Chiuse gli occhi e strinse le palpebre più forte. Due lembi di carne, sottili, delicati, umidi. Le sue palpebre e le sue labbra. Le sue labbra e le sue piccole labbra. Sentì sulle guance la stessa umidità che percepiva sulla pelle dell’inguine. Passione. Desiderio estremo. Tendere verso. Allungarsi verso. Lo cercò con la punta delle dita.

Il tempo non esisteva più, non c’era più ieri, oggi, domani. Lo spazio si era ridotto a pochi metri quadrati, quelli di una stanza. Esisteva solo la dimensione in cui loro due si stavano spogliando, con nelle dita un fremito di passione, un tremito per un corpo da scoprire, uno spasmo per l’odore di una pelle mai annusata. Sapevano entrambi esattamente perché erano lì, anche se non se lo erano detto con le parole. Sapevano esattamente che avrebbero fatto l’amore. Lui le avrebbe morsicato l’interno della coscia destra e lei avrebbe sentito la folata del suo respiro lì, proprio lì. Lei gli avrebbe passato le dita tra i capelli e avrebbe esercitato una leggera ma ferma pressione per sospingerlo dolcemente proprio dove voleva, dove desiderava che le sue labbra fossero. Lui l’avrebbe spogliata e l’avrebbe lasciata cadere di traverso sul letto matrimoniale. Le avrebbe passato la punta dell’indice sul ricamo del reggiseno, lì dove avrebbe potuto toccare il capezzolo pungente sotto al pizzo rosa pallido. La lingua sui fianchi e dietro al ginocchio piegato.
C’è un posto speciale, un posto nascosto, un posto profondo e misterioso, dove tutto ha inizio. Il sangue, dal cuore, defluisce verso quel posto come una scarica elettrica. È il posto dove l’incendio viene appiccato, dove il fuoco prende come se vi avessero gettato sopra della benzina. È il posto che spinge tutto il proprio corpo a cercare, disperatamente, quello dell’altro. Uno spasmo, una contrazione.

Vieni qui, stringimi, prendimi, prendimi ora, perché non posso più aspettare.”
Perché ho voglia di te.”
Perché il tuo posto è dentro di me.”

La lotta prima dell’amore. Il dolce combattimento e le tenere torture. I morsi d’amore non fanno male. Avrebbe percorso tutto il suo corpo con la punta della lingua. A cavalcioni su di lui, chinata su di lui, lei gli avrebbe leccato il collo, partendo dalla spalla e salendo fino al lobo dell’orecchio sinistro mentre lui le avrebbe stretto i fianchi con entrambe le mani, stringendola più forte, e spingendola dolcemente ma con impazienza l’avrebbe fatta scendere di più, ancora di più…
E sarebbe stato quello, il senso di completezza, improvviso e lento allo stesso tempo, una questione di incastri, di adattamenti. Come vasi comunicanti lei si sarebbe riversata su di lui, con tutti i suoi liquidi, l’umidità tra le sue cosce e tra di loro. Avrebbe chiuso le dita sulla pelle del suo petto, avrebbe lasciato che i capelli le cadessero davanti agli occhi quando sarebbe venuta semplicemente sentendo le pulsazioni di lui dentro di lei. E quando sarebbe stato lui a venire, lei avrebbe stretto di più le cosce contro i suoi fianchi, per non perdere neanche un suo spasmo, neanche una sua goccia.

C’è una cosa speciale che è impossibile da descrivere a parole, ed è il sentirti venire dentro di me. Restiamo qui, restiamo immobili, resta dentro di me.”

Dentro di me. Dietro alle mie palpebre. Tra le mie labbra, tra tutte le mie labbra.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...