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“Cronaca di una serata con l’outfit sbagliato” di Silvia Di Napoli

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All’inizio, durante e dopo una serata tragicomica con delle scarpe troppo alte e una gonna pailettata, mi sono chiesta: l’outfit può determinare il nostro umore e l’esito di una serata?


Prendiamo un sabato sera. Non uno di quelli da passare a casa accoccolate sul divano con la dolce compagnia di uno schermo, tante schifezze da mangiare e chili di pile e lana addosso. Prendiamone uno di quelli carichi di aspettative, in cui – tra le fantasie e le pippe mentali che la precedono, e le varie prove di vestimento, trucco e parrucco – il tempo che impieghiamo per la nostra preparazione eguaglia quasi a  quello che trascorreremo fuori.
Prendiamo me che ho centinaia di vestiti, scarpe e accessori che mi piace mixare in base ai locali in cui vado.


Sabato sera: devo andare in un posto chic in cui non starò molto e non dovrò fare movimenti particolarmente scatenati e, soprattutto, ho una gran voglia di sentirmi bella. Carica di entusiasmo e ispirata, mi acchitto: longuette tempestata di pailettes argentate, body super sexy scollato (dentro fa caldo, non voglio troppi strati), capelli fluenti, un bagno nell’illuminante (brillantini a pioggia!) e addirittura scarpe alte. Ve l’ho detto che avevo voglia di sentirmi bella!
Il mio outfit è pensato per la serata perché in fondo, qualunque sia il nostro stile, quello che vogliamo davvero è sentirci a nostro agio e ognuna di noi ha “dei vestiti per fare delle cose e altri vestiti per farne altre”.


Sono brillante, sbrilluccicante e alta. Le scarpe sono scomode e la gonna non è il massimo del confort. Tanto non devo camminare, fa freddo ma dentro ci sono mille gradi e in discoteca si balla stando fermi, tutto sommato si può fare! Penso…


Abbiamo quindi una donna che si sente bona e che è, mentalmente e fisicamente, pronta al suo sabato sera.
Fin qui tutto bene.
Succede poi che per una serie di sfortunati eventi (o perché gli amici maschi, anche se particolarmente fashion, non hanno ben chiaro che i cambi di programma ci fanno uscire pazze se ci colgono impreparate) e di peripezie che mi fanno girare più del dovuto, la mia serata viene completamente stravolta, e mi trovo a passare dall’avere l’outfit perfetto ad avere dei vestiti completamente poco adatti, scomodi e fuori luogo.
Sì, dopo aver sopportato il fastidio dell’attesa di arrivare alla mia meta, continuando a sorridere per non fare la guastafeste all’amico di cui sopra, finisco in un posto decisamente diverso rispetto al locale chic che mi aspettavo.
Ma non è il posto il problema, perché “date ad una donna le scarpe giuste e andrà dovunque”.
Mettetevi (letteralmente) nei miei panni: la musica che c’è mi piace ancora di più di quella che avrei ascoltato nel locale chic, quindi ho voglia di ballare, assai, ma ad ogni mio movimento troppo sinuoso il body si sposta e mi esce una tetta! La gonna si alza e le pailettes mi fanno smagliare le calze. Con il cappotto mi fa caldo, ma senza mi fa freddo. Le scarpe altissime rendono tutto ancora più difficile.
Panico. Isteria. Nervosismo. Fastidio. Disagio. Acidità.
Tutti sentimenti che possono essere descritti con una sola magica parola del dialetto cosentino: ho la SUSTA. Non esiste una traduzione letterale del termine. La susta non si descrive, si sente, ma diciamo che è l’insieme di sentimenti contrastanti (di cui sopra) che ti portano a odiare tutto e tutti e ti rendono intrattabile e insopportabile.


Non c’è niente da fare, non riesco a placarmi. Non faccio altro che pensare che avrei voluto dei pantaloncini, una felpa e delle sneakers. Ma sono in compagnia, non posso fare l’antipatica, specie perché, destino beffardo ha voluto farmi condividere questa serata con delle ragazze che avevano il mio stesso problema, seppur inverso (il panico per loro quella sera sarebbe stato andare in discoteca senza tacchi… gira e volta siamo tutte uguali!).


Faccio un bel sospiro. Bevo e fumo mentre sbraito un po’ con il mio amico che sogghigna e pare capirmi (o si sta solo burlando di me?!).

A un certo punto mi ricordo di una cosa importante: mi sento comunque bellissima.
E d’un tratto la serata cambia verso.
Mi sciolgo, dimentico di avere quelle zeppe altissime, non mi sento più i piedi. Inizio a sorridere, mi sparo qualche posa e mi faccio fare delle foto. Ballo tenendomi le tette e mi diverto.


Alla fine torno a casa con le calze bucate (maledette calze velate usa e getta…ma questa è un’altra storia!), con una serie di super foto che non vedo l’ora di postare e con una ciambellina al cioccolato.
Forse si può superare tutto e la susta può essere sconfitta con un pizzico di alcol e con persone che ridono con te e di te e ti fanno prendere la vita con leggerezza.

Ps: da quella volta il mio amico mi dice sempre tutte le cose che faremo, così non corriamo rischi e mi vesto per bene!

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