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Chiacchierata con 3 a-sessuali: intervista di Federica Mangiacasale

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(Immagine presa dal web. Se qualcuno sa di chi è ce lo segnali!)

 

Sono circa il 2% della popolazione mondiale.
Sono una minoranza importante che si scontra completamente con un modello sociale abituato a sessualizzare tutto e tutti.
Sono, forse, la risposta a questo esasperato e compulsivo bisogno sessuale della società odierna, a questa cultura dell’oggettivazione dei corpi e dello sgretolamento delle relazioni umane sempre più filtrate dalla tecnologia e da rapporti di superficie.

In termini assoluti sarebbe molto più “romantico” e bello descrivervi così e posizionarvi all’interno di un discorso politico ma dalla maggior parte degli specialisti del settore (sessuologi, psicologi, ecc.) l’asessualità è ritenuta semplicemente un orientamento sessuale. Di conseguenza non può essere una scelta, né una risposta sociale ad una precisa dinamica comportamentale e nemmeno una patologia. Ci confermate tutto ciò oppure esistono degli asessuali che scelgono di esserlo?

Sandro: Possiamo controllare le nostre azioni, ma l’asessualità riguarda ciò che proviamo e non so fino a che punto possiamo controllare quello. Non escludo niente, perché non posso sapere dove può avere origine l’asessualità, ma stento a credere che possa essere frutto di una scelta, quantomeno frutto di una scelta conscia.

Katia: Se fosse una scelta non sarebbe altro che castità, mentre l’asessualità è una condizione spontanea, non scegliamo di esserlo, lo siamo e basta, per noi è naturale non avere desiderio sessuale.

Mina: alla domanda “esistono asessuali che scelgono di esserlo?”, la risposta è un “no”, di impeto, perché l’asessualità non è castità, non la si decide sulla base di un voto o di una scelta, un asessuale lo è per istinto.

Nella società contemporanea si vive un’esasperazione dell’eros. Siamo continuamente bombardati da immagini, messaggi e simboli che richiamano il sesso. La sessualità abbraccia la sfera privata quanto quella pubblica, la pubblicità e la comunicazione. Il nostro sguardo è sempre e sollecitato da immagini a sfondo sessuale. Può dunque essere difficile riconoscersi e accettarsi come asessuali in questo contesto?

Katia: È stato strano all’inizio rendermi conto di essere controcorrente rispetto a tutti gli altri, credevo di essere la sola e questo mi faceva sentire strana, anche se io stavo bene così, più che altro non capivo perché solo io. Quando ho scoperto l’esistenza di altri come me attraverso internet è stato un sollievo ed ho smesso di sentirmi sola.

Mina: Io non ho mai avuto problemi nell’accettarmi: dopo un momento di sbigottimento iniziale (quando mi sono resa conto di come la sessualità ammaliava i miei coetanei, gli adulti e chiunque tranne me), ho accettato che gran parte delle persone nel mondo non ragionano al mio stesso modo e provano qualcosa che io non provo; la cosa non mi ha fatta sentire sbagliata, sono sempre stata molto bene con me stessa, ho solo preso atto che il sesso piace proprio tanto a -quasi- tutti e a me no, quindi ok, io vivo assecondando la mia indole asessuale e sto in pace con me stessa. Vedere così tanta sessualità commercializzata e simbolizzata non mi tange più di tanto, se non per un certo sdegno nella mercificazioni che si fa dei corpi sia maschili che femminili; questa sovraesposizione erotica mi da più che altro da pensare a quanto potente possa essere quell’istinto che a me manca totalmente: non avendolo non me ne rendo pienamente conto, ma tutta questa “fame e vendita” di sesso e sessualità che vedo in giro mi fa capire la forza attrattiva che esso esercita sulle persone che non sono come me.

Quando si parla di sessualità, per uno strutturalismo patriarcale, si pensa solo ed esclusivamente ad un aspetto penetrativo dell’atto, invece la sessualità è un qualcosa di molto più complesso, in questa visione può esistere una sessualità asessuale?

Sandro: No, quando si parla di sesso io certamente intendo qualsiasi pratica sessuale, da enciclopedia. Una sessualità asessuale suona come un controsenso, proprio perché è un controsenso.

Mina: No, assolutamente no. A-sessualità è un termine ben chiaro, con tanto di alpha privativo ed indica chiaramente la totale assenza di sessualità. La sessualità comprende una varietà di comportamenti che vanno oltre la sola penetrazione: i famosi preliminari, il sesso orale e tutto ciò che crea o soddisfa un’eccitazione sessuale. Tutto ciò che crea eccitazione sessuale è sessualità, potenzialmente anche le sole coccole possono esserlo se fatte per eccitarsi sessualmente.

Da qualche anno le persone asessuali si sono autodeterminate e organizzate in associazioni e movimenti, quando nasce tutto ciò in cosa richiedete e come mai cercate di essere il più visibili possibili?

Mina: Io stessa faccio parte di un gruppo d’aggregazione asessuale che si sviluppa tramite piattaforme quali “Asessuali.com” e il gruppo Facebook “Asessuali e Asessualità – Arcadia” e si pone vari intenti, in primis la visibilità, atta fornire e diffondere informazione e supporto per chi è come noi o per chi è interessato all’argomento, creare una comunità in cui gli asessuali possano ritrovarsi, condividere esperienze, sentirsi meno soli e non difettosi o sbagliati; in secondo luogo favorire le conoscenze e magari anche le relazioni sentimentali, data la difficoltà di trovare nel quotidiano persone simili a noi, capaci di amare con affetto ma senza passione sessuale; infine, altro intento è il dare modo, occasionalmente, di fare incontri di gruppo ai quali hanno già in passato partecipato anche giovani psicologi interessati all’argomento, oltre che persone asessuali che avevano il piacere di incontrare loro simili e concretizzare l’esistenza di altre persone estranee alla sessualità.

Katia : Essere uniti e visibili è importante per non sentirci soli o strani, per conoscerci e interagire con chi è come noi.

L’asessualità ad oggi è poca conosciuta e ancora purtroppo si tende ad associare la cosa ad una presunta malattia, ad una disfunzione fisica o a un disordine, nonostante nell’ultimo Manuale Diagnostico e Statistico dei Disordini Mentali, è stato specificato che non è un disturbo, quanto fa male ciò e quanto è discriminante?

Sandro: Finché non vi è coercizione non mi preoccupo molto di quello che pensano gli altri, ma non farebbe male un pochino più di apertura al dialogo da entrambe le parti.

Katia: Fa male quando per le loro voglie o idee cercano di spingerti a cambiare contro la tua volontà, in genere mi è capitato coi miei ex-fidanzati, fa male perché a quelle persone ci tieni e ti fanno sentire inetta e sbagliata perché non sei capace di soddisfarli quindi non vali nulla, nemmeno se sei una brava persona.

Per quanto riguarda il movimento, siete completamente integrati nella comunità LGBT+ oppure ancora vi sono delle resistenze?

Katia: Non lo so, io non ne faccio parte perché non penso di dover lottare per qualcosa, non mi sento privata di alcun diritto o discriminata.

Mina: Da quel che ho sentito sì, ci sono resistenze in quanto mi è stato riferito da altri utenti che, presentatisi alle sedi locali LGBT+ delle loro zone non sono stati ben accolti e, in più, ridicolizzati. Non so precisamente i motivi del rigetto, se per il rifiuto dell’esistenza dell’asessualità o se per constatazione dell’assenza di diritti negati agli asessuali. Nel secondo caso, posso capire le resistenze, perché io stessa non mi sento parte del movimento LGBT+, non avendo nulla da rivendicare e non provando orgoglio per essere asessuale.

Domanda volutamente un po’ provocatoria questa. A vostro avviso è sempre possibile distinguere in modo chiaro l’asessualità come espressione sana del proprio orientamento sessuale da un disagio clinico quale il Disordine del desiderio sessuale ipoattivo?

Sandro: La risposta è nella domanda stessa: Se non rappresenta un disagio non è una malattia. Ti sorprenderesti se dicessi che a parte questo non sono poi così differenti?

Mina: Per quanto mi riguarda, possono anche essere la stessa cosa, ma solo in determinati casi. Parlando immediatamente dei casi in questione: io posso contemplare che il disturbo ipoattivo e l’asessualità siano la stessa cosa chiamata con nomi diversi, solo se il disturbo ipoattivo del desiderio sessuale si manifesta nella sua totalità, quindi completa e persistente assenza di desiderio di matrice sessuale ed esso è percepito come spontaneo. In ogni caso, è esattamente com’era per l’omosessualità, che anni addietro era catalogata come un disturbo. Data l’accezione negativa di “disurbo”, l’importanza del termine “asessuale” sta in questo: come per gli omosessuali, esso ci garantisce la giusta libertà di gestire, senza ingerenze esterne che ci etichettino come “malati”, quella che è una condizione per noi spontanea e istintiva, esattamente come l’omosessualità.

Per la maggior parte delle persone il sesso rappresenta il nucleo fondamentale in una relazione di coppia? Per un’asessuale è difficile intraprendere una relazione romantica?

Sandro: Difficile se non impossibile. Certamente il sesso è centrale in un rapporto e funge da collante. Probabilmente è per questo motivo che è molto difficile che noi asessuali sviluppiamo relazioni con successo, perfino tra di noi.

Mina: Difficilissimo. In caso di una relazione mista fra asessuale e sessuale, la frustrazione per l’uno, per l’altro o per entrambi è quasi certa. Ho avuto varie relazioni nella mia vita, anche con ragazzi che mi hanno amata davvero molto, ma nessuno di loro è mai stato in grado di far fronte ad un’assenza di sessualità senza ritrovarsi nella frustrazione ed agire di conseguenza (litigate, tradimenti, rotture).

L’ultima domanda, mi perdonerai, è un po’ hot. Siamo sempre su un sito erotico dunque è giusto rispettare i nostri lettori, popolo di poeti, pervertiti e navigatori (scherzo). Essere asessuale significa non provare attrazione sessuale ma ciò non implica necessariamente l’assenza di desiderio. Esistono varie sfumature dell’asessualità e in molti sostengono di praticare autoerotismo… senza addentrarci nelle specifiche della vostra asessualità, avete una fantasia sessuale ed eventualmente qual è?

Sandro: Mi dispiace deludere i lettori ma non ne ho e non ne ho mai avute.

Katia: Penso proprio che sia l’assenza di desiderio, non ho nemmeno fantasie sessuali o erotiche, non ho proprio nessun interesse per il sesso e le cose sessuali. Magari chi fa autoerotismo, soprattutto gli uomini, lo fa per la necessità fisiologica.

Mina: No, mi dispiace molto deludere te e tutti i lettori del sito! Ahahah! Non ho alcun impulso alla masturbazione e non ho nessuna fantasia sessuale. Nonostante quel che sento dire in giro, per quel che ho studiato e tramite colloqui con psicologi, sono portata a pensare che chi abbia fantasie sessuali ed impulso masturbatorio non sia asessuale, perché in lui la sessualità è presente.

Ringrazio tantissimo Federica per questa dettagliata intervista. Ha sicuramente colmato tante nostre lacune. Federica Mangiacasale fa parte attivamente dell’Eos , comitato Arcigay di Cosenza, con il ruolo di tesoriere.

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