storie

La vulva allo specchio.

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Avevo sperimentato la masturbazione. Avevo avuto il primo rapporto sessuale (anche più di uno!).
La prima volta che ho guardato la mia vulva allo specchio ero già grande.
Conoscevo il mio corpo. Sapevo come reagiva a certi stimoli, sapevo cosa “potevo fargli” e cosa no. La curiosità per la mia figura femminile è nata che ero ancora bambina ma non mi è mai venuto in mente di guardare la mia vagina con l’aiuto di uno specchio. Almeno questo fino ai venticinque anni.
L’ho perlustrata in tutti i modi che conoscevo fino a quel giorno. Ho assunto posizioni goffe per cercare di vedere come fosse fatta. A gambe aperte sul mio letto circondata da peluche, con le ginocchia un po’ piegate e il busto in avanti. I rotolini della pancia che diventavano due e poi tre. Le braccia che portavano le mani a cercare qualcosa, senza sapere cosa. Allargavo quei filetti di carne ai lati, pizzicavo il clitoride , e mi facevo anche male. Ma finiva lì.

Poi un giorno mi è capitato tra le mani un libro che, per certi versi, ha cambiato il modo in cui ora guardo il mio corpo. Mi ha insegnato ad accettarlo, a vederlo come uno scrigno, un piccolo tesoro da accudire ed ascoltare. Parlo de “I monologhi della vagina” di Eve Ensler. A Pagina 57 la Eve racconta di quando ha iniziato a piacerle la sua vagina. E soprattutto di quanto questo la spaventava. La cosa che più mi ha colpito di quel pezzo (si chiama Perché gli piaceva guardarla), è stato che a metterle curiosità per ciò che aveva tra le gambe, è stato un uomo. Un uomo comune a cui piaceva guardare le vagine. Alla fine di questo breve pezzo, la scrittrice dice “Cominciai a vedermi come lui mi vedeva. Cominciai a sentirmi splendida e deliziosa, come un bel quadro o una cascata. Bob non era intimorito, non era disgustato. Cominciai a gonfiarmi, cominciai a sentirmi orgogliosa. Cominciai ad amare la mia vagina. Bob vi si perse e io ero lì con lui, nella mia vagina, e tutti e due ci smarrimmo insieme.

Non pensai subito di prendere uno specchio e guardarmi dentro. No. Continuai a leggere il libro e lo finii. Ricordo che rimasi qualche minuto stesa sul letto, con in testa il ronzio di quelle parole. “Cominciai ad amare la mia vagina…”.

La curiosità mi era entrata dentro e ci aveva fatto un bel fosso.

Così un giorno andai in bagno. Vivevo in una casa che aveva le porte delle stanze fatte di specchi rosa. Volevo guardarmi tutta, e bene. Non nascondo che inizialmente provai un po’ di vergogna nel vedermi seduta a terra tutta nuda. L’intento di guardare la mia vagina mi portò anche a osservare tutto il resto del mio corpo con occhi diversi. Non era più il corpo di una ragazzina alle prese con le prime pulsioni, ma era il corpo di una giovane donna curiosa. Con le sue forme e i suoi difetti. Mi avvicinai un po’ di più. Pensai subito alla cosa pià banale del mondo. Da lì faccio pipì, mi esce il sangue delle mestruazioni, e sempre lì ci infilo “cose” per avere piacere. Mi sembrò tutto meraviglioso e assurdo.
Mi fece anche un po’ senso, non lo nascondo, guardare quel marroncino misto a rosa, tutti quei pezzettini di carne. Non riuscivo ancora a distinguere le grandi dalle piccole labbra, non sapevo ancora la funzione esatta del clitoride. Ero già grandicella sì. Ma dovevo capire ancora tante cose di me e della mia vulva.

Quel giorno iniziai non solo a vederla, ma a guardarla, come dice Violeta, così come si guarda il viso al mattino. Iniziai a sentirla parte di me come pretende di fare una mano o un piede.

Cominciai ad ascoltarla, a darle l’importanza che merita, quella più assoluta.

Fare quell’esperimento mi ha dato conferma che il nostro corpo Esiste, è Vivo. Va protetto, ascoltato, racchiuso e donato anche solo per il semplice piacere. Se lo vogliamo, il piacere può arrivare da parti diverse. L’importante è conoscersi, accettarsi e amarsi. Per cui, care amiche, non giudicatevi, mai. Non giudicate mai il vostro corpo e quello che vuole e che è. Imparate ad amarvi, e amatevi per sempre.

Ketty Rotundo

Ph imtheph.com

Modelle Le sex en Rose  e la Peppa

Grazie a Violeta Benini per l’ispirazione.

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