HandJobs: storie a quattro mani

“Starry eyes” di Ketty Rotundo e Lola Ma

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Io manco ci volevo salire su quel bus. Tutto pieno, puzzolente. Odori stantii di vecchi maglioni e capelli sporchi. Poveri corpi schiacciati e in equilibrio precario, in balia di fragili appigli verticali. Solo dopo qualche fermata ho provato il primo piccolo inaspettato piacere. Quello di lasciarmi abbandonare, di mollare la tensione muscolare e farmi mantenere in piedi dagli altri corpi, appesa. Mi ha solleticato la mente. Non avevo responsabilità sulle mie membra, ero sorretta da quegli sconosciuti che, involontariamente, mi consentivano una qualche stabilità. Ho abbandonato ogni resistenza. Potevo fare qualsiasi cosa. E così la mia mano è finita a sfiorare i tuoi pantaloni. Qualche frenata l’ha poi accompagnata verso un contatto più pressante. Il dorso della mia mano è appoggiato ormai stabilmente sulla tua patta. Hai il viso girato da un’altra parte. Mi stuzzica l’idea. Mi piace sentire là sotto. Una sensazione strana, un gesto insensato, che mi scalda. Mi prende una voglia. Giro la mano, ora è il mio palmo a toccarti. Non c’è più margine per pensare a un contatto involontario. L’hai capito. Ti sei voltato e ora mi guardi dritto negli occhi. Il bus è stracolmo, ma ci siamo solo noi due. La mia mano e il tuo cazzo, divisi da un leggero tessuto. L’ho sentito gonfiarsi. Lo sento allungarsi e distendersi in quello spazio in cui è costretto. Ti sorrido. Potresti esser mio padre. E ti piace quello che ti sto facendo. Un regalo, qualche minuto di piacere, prima di tornare da tua moglie. Mi sorridi anche tu. Non so se mi piaci, sai? Sembri vecchio. Hai molte rughe. Di sicuro, però, mi piace sentirti godere e immaginarti ansimare. Ti apro la cerniera. Metto la mano in fondo. Te lo accarezzo. È caldo. Da quanto tempo non te lo toccava qualche donna? Mi eccita pensare che perderai la tua fermata, che arriveresti fino al capolinea, che salteresti la cena, inventandoti una scusa. E mi eccita pensare che nessuno si sia accorto di quello che sta succedendo. Ti piaccio? La vorresti la mia voglia? Mi leccheresti via tutto questo umido che mi appiccica le mutandine in questo momento?

È solo una ragazzina, pensi. Quanto avrà? Vent’anni? Forse qualcosa in meno. Magari è anche minorenne. La sua mano è esile, delicata. Percepisci il calore che ti penetra attraverso le mutande. Riesci a sentirne il sudore leggero. Ti accarezza il cazzo, dalla cappella fino alle palle. Lo fa lentamente. Ti è diventato duro in pochi secondi. Ancora prima di capire che non era un gesto involontario. È sfacciata, o almeno è questa l’impressione che ti dà. Ha gli occhi truccati di nero, uno spesso strato di matita, e delle ciglia lunghissime, costrette in un paio di occhiali con la montatura grande. Ti guarda fisso negli occhi. Lo farebbe anche se foste soli?
Sei nervoso e sudato. C’è troppa gente, manca l’aria. Ma più di tutto sei eccitato come non mai, soprattutto adesso che ti ha infilato quella manina nelle mutande. Deve aver sentito la punta del cazzo umida. Lo capisci da come sorride. Ti sconvolge a tal punto che se ci fossepiù gente, la gireresti, le alzeresti il vestito, le sposteresti poco poco le mutandine e glielo infileresti forte. Così forte e in profondità, che ti basterebbero tre colpi per venire. Ma non puoi farlo.
L’autobus frena di colpo e un tizio dietro di te ti spinge verso di lei. Sei a un centimetro dalla sua bocca carnosa. Puoi sentire il profumo dei suoi capelli, della sua impertinenza. Ma soprattutto senti i suoi seni spingere sul tuo stomaco. Mentre alza lo sguardo da sopra gli occhiali, infila la mano ancora più in profondità. Potresti impazzire, e per non farlo ti avvici di più con il bacino verso quel corpo minuto. La inviti a continuare, anche se vorresticostringerla a fare qualsiasi cosa. Si alza sulle punte, avvicina la bocca al tuo orecchio. Il chiasso intorno ti impedisce di sentire il tono della sua voce, ma capisci cosa dice.
“Mi piace il tuo cazzo…”.
E’ un attimo.

Vieni, tra le mutande e la sua mano.

 

 

 

Ketty Rotundo cura il sito di Clitoridea e la collana di racconti erotici Red. (Visita il sito cliccando qui. )

Lola Ma ha pubblicato per Clitoridea anche Caffellatte. (Leggi il racconto cliccando qui.)

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