Voyeur: i tuoi occhi, le nostre mani

Fotografie di Eugenio Battaglini

ensa

Sento ancora l’odore di vaniglia e patchouli, lasciando la doccia. Solo un paio di ore prima l’ho fatta con lei. Le orme delle sue piccole mani sono lì, sul muro; perfette all’inizio e sfumate verso le gocce in basso. Ho la completa visione del suo corpo bagnato, la completa sensazione di calore della sua pelle tra le mie mani immerse nel vapore. Lancio l’accappatoio sul letto disfatto ed impregnato di sesso e schiuma. Lo osservo attraverso lo specchio della stanza, e la vedo, oltre ogni limite del reale. I capelli bagnati che dondolano sulla sua schiena, mentre la faccio mia. Seguo i movimenti forti su di me, nel momento in cui il vapore copre ed annebbia lo specchio. Non mi basta, voglio vedere ancora. Passo velocemente la mano sopra per cancellare l’alone bianco ed umido. Solo me, il letto disfatto alle spalle, e quelle lenzuola impregnate di lei.

Ensa Fagnano

oriana

Ho immaginato spesso le mie mani su di te. La tua pelle lussuriosa mi riporta all’odore del sesso tra le tue cosce umide. Quella danza tribale continua incessantemente nella mia testa. Nuda, ti muovi davanti a me. I seni morbidi e sinuosi mi carezzano il viso, sento il tuo ventre sulle mie labbra, sul mio petto le tue natiche sode e vogliose. Ti sento addosso, ti stringo i fianchi e con le dita ti sfioro la schiena, mentre ascolto attraverso le vibrazioni del tuo corpo i sospiri di piacere. Mi fermo, chiudo gli occhi, ti guardo. I pensieri sono ormai persi in te. Respiro, sento il tuo calore, mi avvicino, mi accogli. Tu sei mia, sei con me tutte le notti mentre danzi nel buio. E seguo il tuo profilo, ti entro dentro e ti succhio l’anima. Tu sei mia, ogni volta che la mia carne stride e implora la tua bocca. Tu sei mia, nella mia testa vuota.

Oriana Tavano (Orion)

 

gina

Poesia muta la mia nivea mano
che scopre e svela
il recondito groviglio di carni cocenti
che solo l’alba potrà sopire
nella silente stasi di un’irridescente penombra.
Palpita e freme
quando ti cinge i fianchi
quando ti lega a sé
e con densi tocchi transita sulle tue curve gentili
inabissandosi nei febbrili effluvi
del tuo inebriante ginepraio.
Prosa eloquente il tuo livido corpo.
Decadente e candido
tortuosamente sporco
sfinito e prostrato
tra gli umidi cuscini.
Mentre sfiora evanescente
i miei seni madidi dai rosei capezzoli
che si ergono ad ogni tuo tocco.
Scivolo lieve nei gemiti flebili
delle tue cosce spiegate
delle tue labbra dischiuse
delle nostre membra avviluppate.
Sei fiore nudo e vergine
che attende impudico di esplodere
avviluppandosi al suo gambo ancestrale.

Gina Venneri

 

giovanni

Ti dico di non girarti. Fidati, resta in questa posizione. Lasciati piegare da quest’alito di vento che solo noi percepiamo. Tu non sai chi sono e quanti occhi ti stiano fissando. Devi fidarti: solo io fotografo i tuoi fianchi. Nella tua immobilità sono io a girarti intorno, scombinando le leggi della fisica. Gli occhi fissi sulla valle che parte dalla tua schiena, sotto le tue spalle, mentre scendo verso il canyon delle tue natiche. La discesa è un planare tra le nuvole del tuo fondoschiena, nel buio accogliente di quella grotta definitiva. Tu resta così, non muoverti, lascia che sia io a stravolgere le Leggi del Desiderio. Tu sei foglia e tronco d’albero, sei dea maliziosa; il succo tra le tue gambe non sa di giglio né altro fiore. E’ una Sonata di Bach composta dalla mia lingua che precipita verso la cascata, la rovina, in una slavina di piacere. Tu continua a bruciare, – ferma!, così rossa e bianca, mentre io mi perdo nell’universo quantico del tuo sesso.

Giovanni Canadè

 

ketty (1)

Mi distraggo nel guardarti, mentre la gente parla e non ci ascolta. Sei gelida, e non posso modellarmi a te. Diverse schegge della tua pelle si moltilpicano nei miei occhi. Ti arrampichi sui miei capelli come un miracolo. Vorrei assaporarti a piccoli sorsi, come fossi un medicinale, un medicamento per l’anima. Sento il profumo della tua pelle, mentre vorrei indovinare la posizione del tuo collo. Mi liberi le mani, così mi ritrovo nuda tra terra e mare. La tua schiena è un labirinto nel quale mi perdo, per ritrovarmi solo dentro te. Assolvi i miei peccati e frantumali sugli scogli delle isole sperdute che ci hanno viste feto. Risolvimi questa fame che pende dalle labbra. Vorrei azzardare un bacio, un incontro morbido con i tuoi seni. Ma il palpito della mia bocca è così forte che ho paura di spezzarti. Non mi resta che cercarti tra le pieghe di altri corpi. Fermo restando che il tuo corpo, sul mio, è un carnevale muto.

Ketty Rotundo

 

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