Racconti

“Proiezioni” di Ensa Fagnano

Schiele-abbraccio

Questo è il periodo in cui vedo il mio riflesso nel tuo sguardo, quando ripenso alle notti trascorse tra le lenzuola. Erano le prime giornate fredde d’inverno, i vetri della stanza si appannavano facilmente, fitte gocce scivolavano a tratti.

Questo è il periodo in cui divento te, mi guardo attraverso il verde dei tuoi occhi, vedo come ti guardavo, sento come ti sentivo.

Sono nel tuo corpo, bollente ed impaziente. Adesso sono l’uomo che immerge la donna in un vortice di calda passione, lenzuola umide, stropicciate ed urla trattenute. Ora sento il dolore dei miei morsi sulle tue dita, i segni visibili, la saliva le ammorbidisce, riesco a vedere come mi guardavi: sdraiata sul fianco sinistro, le tue labbra sul mio orecchio, ansimante, petto contro schiena, la tua mano sul fianco.

Con vigore mi tiravi su dal letto per raggiungere la scrivania, e chiudendo il cassetto con un colpo secco, entravi in me con desiderio impetuoso. Sento come ti piaceva farti sentire fino in fondo, occhi aperti per poter guardare il mio viso in estasi, sguardo attento alle movenze delle mie curve.

Mi proietto in quel giorno della settimana in cui, presa dall’impazienza e dall’ansia, pisciavo ogni due minuti. Nervosa e scalza girovagavo per la stanza, sulle punte dei piedi contavo le linee del pavimento, i sensi erano già ricettivi per l’incenso e la musica. Mi proietto in quell’unico giorno della settimana in cui attendevo con voglia, a volte con disprezzo, il tuo arrivo, perché sapevo che non potevano esserci altri momenti. Non volevi ci fossero altri momenti. Non eri pronto per altro, lo sapevamo entrambi, ma continuavamo a gustarci il sapore del nostro sudore, a goderci le voglie. Soddisfatti, come se fosse sempre il primo sorso di una birra fredda, appena stappata. Cominciavano così quelle notti, con lingue amarognole e mani ghiacciate.

Guardo me stessa, lì, stanca ed accaldata, ancora nuda, quasi in dormiveglia.

Avverto la sonnolenza, il tuo dito posarsi sul mio clitoride. Mi vedo a tratti adesso. Ti stai addormentando con la mano tra le mie cosce, ancora umide.

Riapri gli occhi, sono te, eccomi lì, dormire sul piumone caduto sul pavimento, copro il mio corpo infreddolito, bacio la mia fronte e sorridendo mi sdraio sull’altro letto, quello in fondo alla stanza, al freddo.

[Arte di Egon Schiele – Gli amanti]