Racconti

“L’annuncio” di Luigi De Bartolo

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Valerio si stava versando del succo di frutta in un bicchiere, quando Enrico è entrato in cucina ansimando: – Proprio a te andavo cercando.
Era scuro in volto, ma Valerio non ci ha fatto caso, ha riposto il cartone del succo di frutta in frigo e ha preso il bicchiere in mano, bevendo a piccoli sorsi.
– Sono troppo incazzato, non so come dirtelo, – ha farfugliato Enrico con tono grave. Valerio non aveva mai visto il fratello rivolgerglisi con tanta tensione. Perplesso, ha aggrottato le sopracciglia ed è rimasto in attesa.
– Ho visto Melissa con un altro, era lei, ne sono quasi certo, si baciavano in una macchina, – ha detto d’un fiato Enrico, che poi ha aggiunto: – Cioè hai capito, in mezzo alla strada, nemmeno che so, provare a nascondersi, veramente una puttana d’alto bordo.
Perché poi avesse specificato la tipologia di puttana non era chiaro, Valerio ad ogni modo è rimasto a fissare il vuoto con il bicchiere in mano, quindi ha bevuto un altro po’ di succo di frutta, assaporando la disfatta.
Gli è passata davanti tutta la storia con Melissa, dal primo bacio fino alla prima volta che avevano fatto l’amore, ma inspiegabilmente la gran parte dei pensieri lo riportava a una frase che Melissa gli aveva detto una sera: – Cioè, hai capito, con il succo di frutta, che schifo.
Si riferiva a un’amica che per ingoiare lo sperma del ragazzo doveva bere del succo di frutta e che per lei oltre che ridicola, era una poco di buono. Melissa non succhiava, non urlava mentre scopavano, non gli saltava addosso, non dava insomma nessun segno di godimento quando facevano l’amore. Ogni volta che lui le faceva capire che voleva scopare, lei si stendeva sul letto a pancia in su, si toglieva le mutandine e apriva le gambe come se fosse pronta per un’operazione chirurgica. Valerio entrava con il suo bisturi e dopo una decina di minuti, l’operazione era perfettamente riuscita, almeno per lui.
Ora ripensava a quei momenti come la prova di un’ipotesi che non aveva mai smesso di considerare durante il loro anno di relazione, e cioè che a Melissa in realtà lui non piacesse affatto. Ha ingoiato il succo di frutta fino all’ultima goccia, quindi, senza dire una parola ha dato una pacca sulle spalle al fratello, che sembrava molto più sconvolto di lui, ed è salito in camera. Il cellulare si stava caricando sul comodino affianco al letto, ma Valerio non ci ha pensato nemmeno a chiamare Melissa, quello che gli girava in testa era che avrebbe dovuto tornare a farsi le seghe, sebbene in realtà non avesse mai smesso di farsele. Quel pensiero però non lo disturbava, anzi lo eccitava, il tradimento di Melissa gli dava una voglia matta di infierire su se stesso. Con gesti metodici ha girato la chiave della sua stanza, si è tolto tutti i vestiti, comprese le mutande, ha acceso il computer e specchiandosi con disprezzo nello schermo del portatile, ha osservato il suo cazzo di medie dimensioni di cui un tempo andava anche fiero, ma che in quel momento era il capro espiatorio della sua inadeguatezza. Ha digitato quindi “piccolo cazzo umiliazione” sulla barra di ricerca di un sito porno e con il cuore in gola ha aperto un video dal titolo “padrona cosentina umilia gli uomini con il cazzo piccolo”, infiammato dalla vicinanza geografica della bella signora di mezza età dietro lo schermo, che insultava i sottodotati peggio di un bullo di provincia. In fretta si è eccitato e ha sborrato, quindi, dopo essersi pulito lo sperma con un fazzoletto, ha preso il telefono e ha chiamato Melissa. Le ha detto che aveva qualcosa da dirle e lei ha risposto che anche lei aveva qualcosa da dirgli, così si sono dati appuntamento per il giorno dopo nel paesino in cui viveva Melissa, per incontrarsi e chiarirsi. Il giorno dopo, alle quattro di pomeriggio, mentre il termometro della macchina segnava 38°C, Valerio ha messo in moto, preparandosi a un confronto di cui conosceva già l’esito. Aveva capito infatti dal tono di Melissa che lei non era più la sua ragazza, a prescindere da quello che gli avrebbe detto. Ha parcheggiato vicino la piazzetta principale del paese, in cui l’ombra di maestosi alberi rendeva il caldo più sopportabile ed è sceso. Melissa era già seduta su una panchina e si toccava la frangetta scocciata, mentre Valerio si avvicinava a grandi passi. Si è seduto all’altro capo della panchina e Melissa lo ha guardato con fastidio. Quindi hanno iniziato a parlare, quasi all’unisono: – So che sei stata con un’altra persona.
– Mi sono innamorata di un’altra persona.
Liberatisi ognuno del loro peso si sono rilassati, hanno smesso di essere due animali sulla difensiva che cercano con lo sguardo una via di fuga, si sono guardati negli occhi e si sono detti addio. Valerio ha chiesto con tono pacato spiegazioni a Melissa, le ha chiesto se e dove avesse sbagliato, ma non ha trovato il coraggio di fargli l’unica domanda che gli pesava sul cuore: – Ti sono mai piaciuto?
Melissa non l’ha aiutato a capire, gli ha assicurato che non aveva sbagliato niente, che era stato perfetto, ma nel farlo guardava con insistenza l’orologio pronta a scattare dalla panchina il prima possibile.
Valerio così l’ha salutata restando col dubbio e si è incamminato per la sua strada con in mano già il telecomando per aprire gli sportelli dell’auto. Mentre svoltava in un vicolo però, l’occhio gli è caduto in una casa di cui riusciva a scorgere l’intero salone. Si è fermato di colpo come trattenuto da un pensiero, gli sembrava di aver già visto quel salone. Lo specchio ovale con la cornice decorata, il mazzo di rose rosse sul tavolo, la tenda panna con il motivo floreale. Ci ha pensato su qualche secondo, poi si è infilato in macchina e ha abbassato i finestrini, ma proprio allora, mentre fissava distrattamente la casa, una donna è entrata nel salone. È partito dai tacchi dorati, è salito su per le cosce e poi alzando la testa è arrivato sino ai riccioli biondi, e alla fine l’ha riconosciuta. Era lei, la padrona cosentina che umiliava gli uomini con il cazzo piccolo; anche se portava la maschera nel video non aveva dubbi, aveva persino lo stesso vestito rosso che si era tolto durante la performance. Il cuore ha ripreso a battergli forte in petto, preso da un impeto irresistibile ha staccato le mani dallo sterzo e si è slacciato la cintura, quindi, consapevole che l’impulsività non avrebbe giovato, è rimasto per un attimo a pensare, finché con uno scatto improvviso ha iniziato a frugare nel cruscotto e trovato un pezzetto di carta e una penna, di getto ha scritto su un foglietto: – Ciao, sono un ragazzo di venticinque anni con il cazzo piccolo. La mia ragazza mi ha appena lasciato per quanto ce l’ho piccolo, vorrei tanto fare un video con te, in cui tu mi tratti come è giusto che sia. Quindi ha scritto il suo numero di telefono, è sceso dalla macchina, ha piegato il foglietto in due e lo ha infilato nella casella postale della padrona. Quando è rientrato in macchina, si è infilato in fretta la cintura e, come vergognandosi di quel gesto impulsivo, è sgommato via sui ciottoli del paesino senza guardarsi intorno.
Entrando in casa sono iniziate le paranoie: – E se quella donna non vive da sola? E se ha una figlia che conosce il mio numero e mi sputtana per sempre? In fondo, – si è allargato l’elastico delle mutande per guardarsi il cazzo, – in fondo ce l’ho pure normale, ma chi ci crederebbe dopo un messaggio così.
Ormai era andata comunque, non restava che aspettare. Dopo aver controllato inutilmente il telefono per qualche ora, Valerio l’ha lasciato da parte e si è rituffato nelle abitudini della sua vita. Due giorni dopo, quando è squillato mostrando sul display un numero sconosciuto, si era quasi dimenticato della faccenda, così si è sorpreso quando ha sentito rispondere al suo pronto una voce femminile: – Ehi, cazzetto.
Dopo un attimo di esitazione ha capito e per poco non si strozzava con la sua stessa saliva. Con un tono timido e sottomesso, ha risposto: – Sì, sono proprio io.
– Quando me lo fai vedere il tuo pisellino da bimbo?
– Quando vuole padrona, ma non si aspetti di vedere granché.
La donna ha ridacchiato: – Quello no di sicuro, ti aspetto domani alle 5, la strada già la sai.
L’indomani all’ora stabilita Valerio si è infilato in macchina. Il cuore gli batteva così forte che nemmeno gli veniva duro, ma pensava che forse era un bene, perché se voleva rendere credibile il gioco con la sua padrona, doveva presentarsi a cazzo moscio.
Ha suonato il campanello ed è rimasto in attesa per qualche secondo, quindi la porta si è aperta. La padrona indossava una maschera che gli copriva il viso, la stessa del video, un reggiseno e una mutandina di pizzo nero: – Cazzetto, – ha cinguettato osservando Valerio con un sorriso, quindi lo ha fatto entrare voltandogli le spalle.
Valerio dopo essersi soffermato per un attimo sul culo della signora, si è guardato con disprezzo in uno specchio verticale. Così medio, altezza media, corporatura media, viso ordinario e inespressivo, trovava che fosse una conseguenza naturale quella di suscitare indifferenza nelle donne. La signora però lo ha risvegliato dai suoi pensieri: – Dai vieni di qua, porta il pacchettino che lo scartiamo.
Di nuovo il cuore ha iniziato a pulsargli fino in gola, gasato da quelle attenzioni umilianti, in punta di piedi è entrato in camera da letto, ha dato uno sguardo alla videocamera che la signora stava sistemando sul cavalletto e si è fermato in attesa di nuove istruzioni. La donna si muoveva impacciata e a Valerio d’istinto lo sguardo è caduto su un dito con l’unghia mangiucchiata con cui stava cliccando i tasti della videocamera. Era perplesso, ma non ha avuto tempo di pensarci, appena lo ha visto, la donna si è applicata l’unghia mancante, ha mandato i suoi ricci capelli biondi all’indietro con un gesto plateale e ha detto: – Allora, funziona così, tu ti metti lì, davanti al letto, io ti sbottono e ti dico quello che penso del tuo cazzetto, alla fine, se sei stato bravo, mi tolgo le mutandine e ti faccio leccare la fissa.
Si è girata di spalle e ha aggiunto: – Quello non lo riprendiamo però, e ora mettiti in posizione, cazzetto.
Tremando sulle gambe, Valerio ha raggiunto la posizione indicata in maniera così precisa che la padrona non ha dovuto spostarlo di un centimetro, si è avvicinata e ha iniziato a parlare: – E cosa abbiamo qui, un bel cazzetto. Un cazzetto da bimbo, secondo me, vediamo, vediamo.
Ha preso in mano il cavallo dei pantaloni di Valerio agitandolo come se fosse una scatola di caramelle, quindi si è rivolta verso la telecamera e ha detto: – Sì, sì, mi sa che è proprio un cazzetto mignon.
Poi finalmente gli ha sbottonato i pantaloni e abbassato le mutande, mostrando al mondo un cazzo moscio di medie dimensioni, di cui ha iniziato a ridere fragorosamente in maniera un po’ forzata, indicandolo e portandosi le mani alla bocca a ripetizione: – Oh mio dio, che cazzettino!
Valerio, che fino a quel momento aveva resistito all’eccitazione fisica per il bene del gioco, non è riuscito più a controllarsi. Più lei lo dileggiava, più il suo cazzo si ingrossava e le pupille gli si dilatavano. Dopo qualche minuto, mentre lei si lambiccava per trovare nuovi insulti, Valerio si è fermato a guardare il cazzo, ormai durissimo e di una dimensione tale che quella recita non aveva più senso. Ha guardato la donna con espressione grave, con una scintilla furiosa negli occhi e ha esclamato: – Non mi sembra più che sia così piccolo. In trance si è avvicinato alla padrona, che lo guardava stupita, la ha girata di schiena con una mossa decisa, le ha messo la mutanda da un lato e l’ha inculata.
– Che cazzo fai? – , ha urlato di dolore la donna, facendo provare a Valerio un piacere infinito e scatenando ancora di più la sua furia indiavolata. La penetrava con colpi potenti. Lei si dimenava, ma lui la bloccava, le teneva fermi i polsi e spingeva il cazzo sempre più in fondo, facendola urlare come una forsennata.
– Figlio di puttana, – ripeteva la padrona digrignando i denti dal dolore, ma Valerio non l’ascoltava, trovava che quella violenza fosse meno terribile di quella che subiva in silenzio Melissa ogni volta che lo facevano. Dopo quattro minuti di gloria, in preda a potenti convulsioni, Valerio ha riempito di sperma il culo di quella donna sconosciuta e si è distaccato da lei. Lei lo ha guardato ansando con un misto di odio e incredulità, ma Valerio non ci ha fatto caso, si è soffermato con lo sguardo sul primo specchio che gli è capitato a tiro, si è passato le mani tra i capelli e ha sorriso alla sua immagine riflessa.

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