Racconti

“Il patto delle onde” di Ensa Fagnano

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C’era un tempo in cui si raccontavano storie di sirene, le figure mitologiche, le dee che dominavano i mari e raggiungevano le coste cantando. Accompagnate dalle onde, portavano i loro canti ad infrangersi sugli scogli, così che i viaggiatori potessero udirli. Venivano dipinte come donne seducenti, belle, portatrici di grazia e dolcezza. Qualità che sfoggiavano su scogli maestosi. Ma erano anche artefici di tempeste impetuose e naufragi. Ammaliatrici con la coda di pesce, le sirene catturavano l’attenzione dei marinai, distogliendoli dai loro compiti sulla nave, portandoli così alla morte.

Mi sveglio quando l’acqua raggiunge il piede, quell’onda fredda riporta la mia mente a riva. Le pagine del libro sfogliate dal vento mi ricordano la lettura cominciata in spiaggia.
Tra gli scogli colorati dalla luce del tramonto, vedo qualcuno. Il vento comincia ad aumentare e non riesco a vedere bene con i lunghi boccoli sugli occhi. Un ragazzo è seduto su uno scoglio immerso nel mare. Bruno, carnagione scura, barba incolta. Sembra stia cantando. Le onde sbattono contro il suo fondoschiena, ma resta lì, ben ancorato. Sento alcune note. Ha una bellissima voce, tono profondo, graffiata dai suoni del mare.
Mi avvicino con il libro tra le mani. Non voglio disturbarlo, ma il suo canto ha un potere fortissimo, mi cattura. Si gira verso di me, senza smettere di cantare. Mi fissa per qualche istante. La profondità dei suoi occhi è notevole, ipnotica. Faccio fatica a resistergli.
Senza accorgermene, raggiungiamo la grotta creata dagli scogli. Ci sfioriamo, accarezzati anche dall’acqua. Aumenta il desiderio di scoprire il gusto del sale sulla sua pelle. Le sue mani sfiorano le mie braccia ambrate, continuando sui fianchi, finché non mi avvolge in un abbraccio, testa e corpo. Chiudo gli occhi e non ci siamo più. Scomparsi tra gli scogli, nascosti dalle onde.
Alzo lo sguardo con fatica, il sole mi acceca. Mi ritrovo legata ad un tronco ruvido, mentre le scaglie del legno mi graffiano la schiena.
Non è passato molto tempo, ma non capisco come sia finita lì.
Cerco il mio libro, guardandomi intorno, ma nulla. Vedo sassi e il mare calmo ora, con una luce diversa, opaca. Sento di nuovo qualcosa, il suo canto. La sua lingua comincia ad assaporare la mia caviglia, mentre stringe con una mano il polpaccio. Non riesco a muovermi, a parlare, non posso resistergli. Non voglio farlo. Mentre sposto la ciocca di capelli con un movimento della testa, scopro il seno senza accorgermene. Lui si alza verso di me, raggiunge l’altezza del ventre e lecca ogni goccia di acqua, una per una, fino al seno. Mi assapora, guardandomi fisso negli occhi.
Il vento cambia d’intensità. Si volta verso il mare, gli sussurra qualcosa, così le onde si riempiono e s’innalzano in modo surreale. Un cerchio di energia pura ci fa da scudo. Sono libera ora. Posso toccarlo adesso, posso assaporare il sale sulle sue labbra. In quel cerchio d’acqua, senza tempo, comincia una tempesta molto più intensa. La sua testa è tra le mie cosce e la sua lingua si disseta della mia voglia, mentre trattiene con la mano il costume ancora più bagnato, pieno di me. Beve la mia dolce essenza, e baciandomi il collo mi prende per i fianchi. Stringe e accarezza le fossette di Venere con i pollici, penetrando impetuosamente il mio corpo. Mentre godiamo in quel nucleo surreale di energia, porto la mano tra le cosce, voglio sentirmi tutta.
La luna cristallizza le onde. All’improvviso il buio e un velo di brillio argenta la nostra pelle. Mi ritrovo sul suo corpo poco illuminato. Una forza nuova riempie i nostri corpi, mentre mi muovo su di lui, inarcando la schiena e posando le mani sulle sue ginocchia. Ci affanniamo nel tirarci su e giù, su e giù, con voga.
Sbattendo sempre più forte sul suo basso ventre, afferra i miei seni, stringe il mio fondoschiena con una presa decisa e dei gemiti caldi. La terra comincia a tremare sotto di noi, rendendo la penetrazione molto più intensa. Accompagno la sua mano sul mio viso. Un dito tra le mie labbra, sulla lingua, fino in gola.
Quel leccare e mordere mi apre ulteriormente. Comincio a bagnargli le cosce, mentre l’ugola si lascia titillare dal suo dito salato.
Il piacere si fonde con le onde, si disperde nell’eco del vento. Ansimando ci stendiamo vicino al tronco. Continua a guardarmi fisso negli occhi, in modo ardente. Soddisfatta ricambio lo sguardo, lo ipnotizzo, mentre quel cerchio di energia sussurra qualcosa. Riesco a sentirlo.
All’improvviso tornano i nodi e le catene intorno al tronco, ma legano lui. Il mare comincia ad agitarsi di nuovo, le onde ci circondano. Affondiamo nel vortice che si chiude sopra di noi.

Lui apre gli occhi, io non ci sono più. E’ di nuovo sulla spiaggia, io scomparsa tra gli scogli, nascosta dalle onde.

[Dipinto di Victor Nizovtsev – ‘Dreams’ – Mermaids]

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